Data: 27/04/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, si lavora sull'uscita a 58 anni. Per il Sud in arrivo
15 "zone franche"

ROMA Dal 2008 in pensione a 58 anni (contro i 60 previsti dalla legge Maroni) ma con un innalzamento graduale che porti l'età minima a 62 anni nel 2014. Sembra prendere quota una delle ipotesi circolate in queste settimane sulla riforma dello scalone che eviterebbe il salto di tre anni (da 57 a 60 a fronte di 35 anni di contributi) in una sola notte mantenendo però l'impegno all'aumento dell'età.
Il confronto tra governo e parti sociali sulla previdenza - secondo quanto annunciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta nell'incontro di ieri sul Mezzogiorno - sarà avviato il prossimo 9 maggio. Tra le proposte che potrebbero essere presentate - secondo quanto si apprende - potrebbe esserci anche quella di una revisione dei coefficienti di calcolo del montante contributivo che tenga in considerazione le fasce di reddito. In pratica potrebbero essere esclusi da una revisione al ribasso dei coefficienti le fasce retributive più basse.
Intanto al tavolo per il Mezzogiorno il governo ha presentato la propria proposta, elaborata dal viceministro dello Sviluppo D'Antoni, che prevede tra l'altro la creazione di un massimo di 15 zone franche urbane, aree di particolare svantaggio economico e sociale cui concedere agevolazioni fiscali per la nascita di piccole e medie imprese; credito d'imposta per ogni nuovo occupato aggiuntivo, a tempo indeterminato, con una retribuzione sotto i 35 mila euro; stage per l'accesso al lavoro di giovani diplomati e laureati presso imprese significativamente incentivate ad assumerli. Il confronto sullo sviluppo del Sud dovrebbe concludersi, nelle intenzioni del governo, entro la fine di maggio.

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