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ROMA - «Caro amico Pasquale, se il governo italiano ci chiama sono convinto che si potrà trovare una buona soluzione, soprattutto per l'Italia.... Altrimenti andremo a Bruxelles». Chi scrive è il "mumero uno" di Abertis, Salvador Alemany Mas. Pasquale è invece l'ambasciatore italiano a Madrid, Terracciano. Nella lettera, inviata il primo maggio, è scritto il futuro della fusione tra Autostrade e Abertis, stoppata dal governo e che ora, visto il nuovo clima politico, sta tornando rapidamente in pista. Palazzo Chigi, la settimana scorsa, ha fatto capire che non ha nulla in contrario a trovare un'intesa, anche alla luce del'operazione Telecom-Telefonica. Di Pietro è sulla stessa linea e lo ha ripetuto proprio in una recente intervista al Messaggero. «Se Auto-Abertis - ha spiegato il ministro delle Infrastrutture - si assoggeterà alla leggi italiane, che ci sono e sono innovative, non ci saranno problemi». Come noto Di Pietro è pronto a dare l'ok a patto che Auto-Abertis dia garanzie sugli investimenti non fatti (3 miliardi) e accetti le nuove regole sulle concessionarie, magari più ammorbidite e meno vincolanti. E proprio a questa apertura è legata la lettera di Alemany Mas, che il Messaggero è in grado di anticipare. «Le dichiarazioni del ministro - si legge nella missiva inviata a Pasquale Terracciano - mi suggeriscono tre considerazioni: 1) il ministro sembra ignorare la nostra totale disponibilità, sempre ribadita, a dare tutte le garanzie sugli investimenti, cosa che abbiamo scritto nero su bianco anche nel piano industriale; 2) Che se il governo vorrà parlare con noi e ci chiamerà ancora potremmo trovare una buona soluzione per tutti e soprattutto per l'Italia, prima della risoluzione di Bruxelles; 3) Se non potremo parlare con il Governo credo che saremo costretti a dare una dura risposta alle insinuazioni sulle mancate garanzie e sul progetto, insinuazioni che non hanno avuto contraddittorio. Qualcuno del Governo dovrebbe chiamarci, l'8 maggio andremo di nuovo a Bruxelles». Alemany Mas gioca dunque su due piani. Da una parte minaccia di aumentare il pressing sulla commissione europea - che in questi giorni deciderà se aprire o meno una procedura d'infrazione contro l'Italia proprio sul caso Auto-Abertis. Dimostrando che il governo ignora le assicurazioni sugli investimenti e viola le leggi. Dall'altra, prima di andare allo scontro finale, invoca una chiamata dell'esecutivo. Per sedersi ad un tavolo e trovare l'intesa. Sembra prevalere comunque la volontà a trattare, a discutere, a ricercare una soluzione «sobretodo - scrive Alemany - para Italia». E anche da Ponzano Veneto - in queste ore - sarebbero giunti segnali in questa direzione. Del resto Giovanni Castellucci e Gian Maria Gros Pietro, amministratore delegato e presidente di Autostrade, auspicano una ripresa della trattativa. La palla passa ora al governo. Il tempo stringe: solo cinque giorni per riallacciare i contatti per un "matrimonio" finito nel limbo. O aspettare il verdetto della Ue. Con i rischi conseguenti. |