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Maddaloni. Violato l'ultimo santuario della stabilità occupazionale. Il settore manutentivo di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) genera precariato, cassa integrazione e, ora, persino il rischio licenziamenti. Occupato lo scalo merci Maddaloni-Marcianise: i circa 50 dipendenti della Sogaf, impresa impegnata nella manutenzione meccanica dei convogli merci, hanno bloccato l'accesso al più grande impianto merci su ferro del Mezzogiorno. Per oltre 3 ore il gigante si è fermato: ferma l'attività di transito dei convogli gommati, azzerato il calendario delle manutenzioni, annullata la turnazione. Una protesta che continuerà anche oggi. Questa volta, quelli addetti anche alla sicurezza della Sogaf non protestano contro il mancato incasso degli stipendi. Peggio, da mesi collocati in cassa integrazione, concessa per consentire alla Sogaf di reperire nuove commesse manutentive, rischiano di restare definitivamente senza lavoro. Le nuove commesse non sono arrivate e quindi molti dei dipendenti Sogaf potrebbero finire nella lista degli esuberi. Il caso Sogaf, non solo perché ha paralizzato Maddaloni-Marcinise, è un fatto sindacale-contrattuale di caratura nazionale. I dipendenti Sogaf oltre al danno degli esuberi annunciati rischiano la beffa della disoccupazione finale. Quelli della Sogaf, intanto, non beneficiano del contratto nazionale per gli addetti agli appalti Fs. Di più, la Sogaf sembra una società caduta in disgrazia. È incomprensibile come, in uno degli impianti più importanti di Rfi in Italia, un'azienda addetta alla manutenzione convogli, non riesca a trovare lavoro. Il caso Sogaf esplode nel bel mezzo della visita a Caserta del responsabile regionale della Cgil trasporti. Con l'occupazione, i dipendenti esasperati hanno denunciato sia «la volontà dell'azienda di scaricare sui lavoratori difficoltà gestionali e imprenditoriali e sia il comportamento inspiegabile del committente». In breve, i 50 dipendenti Sogaf si sentono scaricati, vittime sacrificali di incomprensibili strategie di mercato o di giochi imprenditoriali. Infatti, non si comprende come sia possibile che, nonostante l'annunciato accentramento di tutte le attività merci di Terra di Lavoro e in generale anche della Campania a Maddaloni-Marcianise, si sia scelto di ricollocare in altri impianti casertani parte dell'attività manutentiva con il risultato di ridurre le commesse e generare una potenziale crisi tra gli addetti. Il giallo Sogaf, dopo la proclamazione dello stato di agitazione collettiva, è finito sui tavoli delle segreterie provinciali di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil che «tenteranno di dare dignità sindacale a una vertenza che, dietro alla grave crisi occupazionale e alla minaccia di tagliare i livelli occupazionali, nasconde gravi difficoltà imprenditoriali e manageriali. Sotto accusa la conduzione della Sogaf e il comportamento del committente appalti servizi Fs giudicati incapaci di dare certezze e imprenditoriali, finanziarie e occupazionali». |