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Cgil-Cisl-Uil: il governo è diviso, ci presenti una proposta unitaria La Confindustria d'accordo con il ministro dell'Economia ROMA. Governo spaccato sulle pensioni. Da una parte il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa e la Confindustria sostengono che nulla bisogna cambiare per non aggravare i conti dello Stato in equilibrio grazie alla legge Maroni (lo scalone, cioè in pensione dal 1 gennaio prossimo a 60 anni con 35 anni di contributi) e alla revisione doverosa dei coefficienti secondo le indicazioni del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale che ha «suggerito» un taglio di 6-8 per cento del sistema contributivo. Dall'altra, sindacati e sinistra di governo. Se proprio vogliono, ha insistito il ministro, i sindacati si possono muovere per una rivalutazione delle pensioni più basse, oppure per revisionare gli ammortizzatori sociali, o per rivedere la contrattazione, entro una cifra data dal governo di 2 miliardi e mezzo di euro. «I tempi per la chiusura del tavolo del welfare sono molto vicini al limite, che è fine giugno, data di presentazione del Dpef. La conseguenza di un mancato accordo sarebbe l'applicazione dell'attuale legislazione con lo scalone e la revisione dei coefficienti» si sono sentiti dire i sindacati dal ministro. Solo la Confindustria è stata palesemente d'accordo. Nel governo i radicali di Capezzone e di Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera, hanno giustificato le preoccupazioni di Padoa-Schioppa. Gli altri, a cominciare dal ministro del lavoro Cesare Damiano, hanno preso le distanze. Al punto che Damiano ha fatto circolare in sala stampa un suo intervento scritto, nel quale si ribadisce che lo «scalone» deve essere cambiato in «scalini», in modo che dall'anno prossimo si possa andare in pensione a 58 anni. Quanto ai giovani bisogna «totalizzare» i contributi e migliorare le condizioni per il riscatto della laurea. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero (Prc) attacca: «Nel programma è scritto che lo scalone va abolito. Una parte significativa dell'extragettito deve finire per le spese sociali». Consentire cioè l'abolizione dello scalone senza modificare i coefficienti per le pensioni medio basse. Posizione identica quella del segretario di Rifondazione Franco Giordano, il quale dice che il governo potrà avere il consenso del partito sulla previdenza solo se si rispetta il programma dell'Unione. Hanno capito l'antifona i leader sindacali. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil risponde al ministro dell'Economia che più che il coraggio delle organizzazioni dei lavoratori, sarebbe necessario «il coraggio del governo che dovrebbe presentarsi con una proposta unitaria: quando lo farà potrà partire la fase finale del confronto». E ancora: «Voglio dire a Padoa-Schioppa che il coraggio noi ce l'abbiamo e che prima di dire al sindacato quello che deve fare, chieda al governo se è in condizione di presentarsi con una sola posizione. Noi sì, lo faccia anche il governo». Sulla stessa linea gli altri due segretari generali. Angeletti (Uil) manda a dire a Padoa-Schioppa che «le sue dichiarazioni non rappresentano né le posizioni dell'Unione né possono rappresentare le posizioni del governo. E' una assurdità cominciare una trattativa con le parti sociali portando una posizione pericolosa per la stessa coesione del governo». E Bonanni (Cisl) non è da meno: «Il nervosismo è di Padoa-Schioppa nei confronti dei suoi colleghi di governo, perchè mi pare che il governo non riesca a produrre una propria posizione». Il sindacalista ha ribadito che si può trattare sull'età pensionabile ma non sui coefficienti, cioè su quanto dare ai pensionandi. |