Data: 12/05/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«A casa Ginoble e Renzetti». Il centrodestra scatenato: la firma era un atto dovuto

PESCARA. Il presidente della Gtm, Donato Renzetti, avrebbe potuto firmare «in piena autonomia» il contratto della filovia con l'amministratore delegato della Bealfour Beatty Rail. Lo prevede l'articolo 4 dell'Accordo di programma firmato a suo tempo. E' questo il primo "paletto" posto dai partiti del centrodestra su una vicenda definita di «gravità inaudita», oltre che «squallida».
E di mezzo c'è anche una penale di oltre 10 milioni di euro da pagare alla Bealfour in caso di mancata firma del contratto entro il 14 maggio. Sono giudizi pesanti quelli espressi ieri nell'incontro con la stampa da Giuliano Grossi, ex componente del cda della Gtm ed esponente di Forza Italia; Mario Amicone, consigliere regionale dell'Udc ed ex assessore ai Trasporti nella giunta di Giovanni Pace; Nazario Pagano, consigliere regionale di Forza Italia ed ex assessore alla Mobilità al Comune di Pescara; Lorenzo Sospiri, presidente provinciale di Alleanza Nazionale e Rocco Leonelli, in rappresentanza della Democrazia cristiana. Più o meno tutti parlano di «figuraccia internazionale», dopo quello che è accaduto tre giorni fa all'Hotel Esplanade, con l'annuncio della firma del contratto e il dietro front arrivato poi dalla stessa Gtm per la mancata «delega» al presidente Renzetti da parte del cda: un componente all'estero (quello dello Sdi), l'altro (Rifondazione comunista) assente per ragioni "politiche" espresse in modo lapalissiano: la necessità di attendere l'esito del voto di Montesilvano. Una vicenda che non poteva non prestare il fianco al centrodestra e, soprattutto, ai precedenti attori della vicenda della filovia estromessi con l'ingresso della giunta Del Turco in nome dello spoil system. «Quello che è accaduto l'altro ieri è di una gravità inaudita» esordisce Giuliano Grossi, «perché la firma del contratto da parte del presidente della Gtm non era un atto discrezionale ma dovuto, la naturale conclusione di un iter procedurale». Renzetti, dunque, sempre a detta di Grossi «afferma il falso, in quanto non aveva bisogno del voto del cda per mettere la sua firma sul contratto, come prevede lo Statuto della Gtm e l'articolo 4 dell'Accordo di programma». L'esponente di Forza Italia parla ancora di «sceneggiata indegna, sia dal punto di vista politico che istituzionale: Renzetti e l'assessore regionale ai Trasporti, Tommaso Ginoble, dovranno spiegare all'opinione pubblica le ragioni di questo comportamento». Da qui la richiesta di «dimissioni» per entrambi, senza contare che l'azionista della Gtm (la Regione appunto) avrebbe potuto, secondo Grossi, rimuovere subito l'ostacolo procedendo al «commissariamento» immediato del cda della Gtm e del suo presidente dopo la mancata firma sul contratto da 36 milioni di euro (31 più gli interessi maturati ndr). E ancora accuse alla Regione e alla Gtm per essere rimasti «ostaggi dei diktat di Rifondazione comunista».
«Ciò che è emerso in questa vicenda», per Nazario Pagano, «è il provincialismo di una classe dirigente inadeguata ai tempi: facciamo arrivare i voli da New York e poi un gruppo di sconosciuti che compongono il cda della Gtm blocca il progetto del Filobus che era al servizio della mobilità ecologica». Anche per Rocco Leonelli «si sarebbe dovuto firmare un atto dovuto: altro che New York, questi guardano al Nord Africa».
Lorenzo Sospiri accusa: «Renzetti non ha firmato per uno stop di carattere politico», mentre per l'ex assessore regionale ai Trasporti, Mario Amicone, «ormai questa è una Odissea che sta per consumarsi in una tragedia politico-amministrativa: villaggio olimpico e filobus sono le due "perle" di questo governo regionale».

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