Data: 12/05/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, i sindacati innescano lo sciopero generale. Convocati gli statali

ROMA Uno sciopero, anzi due. Se sarà necessario. Su contratti pubblici e pensioni i sindacati continuano a tenere sotto pressione il governo. Un primo risultato lo hanno ottenuto con l'annuncio della convocazione per mercoledì prossimo all'Aran per «l'apertura delle trattative per la definizione del contratto nazionale». Le organizzazioni sindacali, ovviamente, non diserteranno l'appuntamento ma hanno fatto già sapere, attraverso il leader della Fp/Cgil, Carlo Podda, che se l'Aran non garantirà i 101 euro di aumento già previsti «la trattativa non inizierà neppure». La conseguente risposta sarà la conferma dello sciopero previsto per l'inizio di giugno. Certo i vertici delle confederazioni non sospenderanno per la quarta volta una protesta preannunciata.
La vertenza sui contratti del pubblico impiego viaggia su un binario pressochè parallelo al confronto sulla previdenza che si è riaperto a palazzo Chigi e che, per la verità, si trascina stancamente verso un ipotetico traguardo (immaginato dal ministro Padoa-Schioppa) di fine giugno. I sindacati non hanno tutta la fretta mostrata dal titolare dell'Economia e sicuramente non accetteranno dicktat sulla riforma della previdenza. E per questo sono pronti a innescare uno sciopero generale. Lo hanno riaffermato ieri mattina al Palalottomatica di Roma nel corso di una manifestazione a sostegno del rinnovo del contratto del terziario. Esplicito il leader della Uil, Luigi Angeletti: «Se l'esecutivo dovesse ribadire la propria posizione su coefficienti e "scalone" lo sciopero generale sarà inevitabile. Lo abbiamo già fatto con il governo precedente e non ci siamo pentiti. A Padoa-Schioppa ricordo che la maggioranza di cui lui è espressione ha promesso in campagna elettorale l'abolizione dello scalone». Più cauto, ma altrettanto minaccioso il numero uno della Cgil, Guglielmo Epifani: «E' bene che il governo stia molto attento alle cose che fa. Padoa-Schioppa non può essere il ministro di se stesso». Cioè non può assumere posizioni che almeno una parte dell'esecutivo non condivide. Ecco perchè Cgil, Cisl, Uil, Ugl chiedono una verifica a palazzo Chigi. «E il confronto - ha avvertito Epifani - non può essere aut aut: non lo accetteremmo da un'impresa, figurarsi se possiamo accettarlo da un ministro del governo». Solo apparentemente conciliante, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: «Prodi ci deve chiamare e chiarire lui, che è il presidente del Consiglio, la posizione del governo prima che si arrivi in piazza. Il Paese è stufo di assistere a divisioni su tutto, dalle vicende economiche a quelle sociali ed etiche».

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