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ROMA - Dopo oltre 400 milioni di rosso nel 2006, i primi tre mesi dell'anno mettono agli atti un'altra perdita profonda per Alitalia: -107 milioni per il risultato operativo e 147 milioni di rosso ante imposte. Ma sono stati i timori sulle offerte in gara a tenere banco ieri a Piazza Affari. Prima le indiscrezioni sui prezzi troppo bassi messi sul tavolo del Tesoro dalle cordate in corsa per la privatizzazione. Poi sono arrivate le dichiarazioni di Antonio di Pietro, pronto a prumuovere solo due delle tre cordate in campo, quella americana e quella italiana. E così il titolo, che aveva aperto la seduta con un -5%, ha finito per archiviare una perdita del 3,9% a 0,89 euro. Solo due giorni fa il Tesoro aveva dato il via libera alla fase tre della privatizzazione di Alitalia per tutte e tre le cordate in campo, ma le indiscrezioni su un prezzo massimo offerto di 0,40 euro per il 39,9% di Alitalia, hanno seminato il panico in Borsa. Quanto basta per sollecitare l'attenzione della Consob. Già in passato, inoltre, la Commissione di Lamberto Cardia aveva mal digerito le libere esternazioni di esponenti del governo sulla gara in corso e ieri ha tutt'altro che gradito l'uscita di Di Pietro. «Ho esaminato le offerte: un paio sono altamente competitive ma sono entrambe da migliorare - ha detto Di Pietro, lasciando poco all'immaginazione. «Da un lato c'è Air One e dall'altro un fondo internazionale che in 10-15 anni ha solo risanato grandi compagnie». Come dire che se l'ultimo identikit corrisponde a quello della cordata guidata da Tpg, l'offerta che Di Pietro non prende neanche in considerazione è quella del tandem Aeroflot-Ubm. Contano i piani industriali per il rilancio della società, sottolinea il ministro. E in effetti, è su questo che si giocherà l'ultimo round della gara. Il prossimo passaggio cruciale della gara è l'approvazione del bilancio fissata per il 23 maggio, poi il giorno dopo scatterà l'accesso alla data room, al cuore dei numeri della compagnia. Intanto, la perdita operativa del primo trimestre ha registrato una perdita operativa in miglioramento di 21 milioni rispetto allo stesso periodo del 2006. Un trimestre, quello dell'anno scorso, che aveva beneficiato di maggiori componenti positive per la copertura del carburante (per 16 milioni) e per la vendita della flotta (11 milioni), scontando però gli scioperi di inizio anno. E' peggiorata di 33 milioni anche la posizione finanziaria (a 1.025 milioni), mentre i ricavi sono cresciuti del 7,4% a 1.061 milioni. Intanto, gli advisor sono al lavoro per definire gli ultimi dettagli della lettera di procedura che ribadirà requisiti e garanzie per presentare le offerte vincolanti. Nel frattempo, oltre che sui piani industriali, le due cordate avranno da lavorare per trovare una via d'uscita al nodo della maggioranza italiana nelle cordate necessaria per mantenere i diritti di traffico. E allora si capirà se il malumore di Tpg di fronte allo stop del Tesoro all'ingresso di nuovi soci nelle cordate si trasformerà in una disponibilità ad aprire un canale di trattativa con il fronte italiano di Air One-Intesa Sanpaolo. Sempre nelle prossime settimane, poi, si potrebbe concretizzare il supporto finanziario a Carlo Toto da parte di istituti bancari come Mps. Non è un mistero, però, che all'interno del governo sia ben vista anche un'allenza Air One-Tpg. Ed è per questo che oggi i riflettori del mercato sono puntati sull'audizione di Padoa-Schioppa in Parlamento. Sullo sfondo, non è passata inosservata ieri la «protesta bianca» di hostess e steward della compagnia di bandiera che ha portato alla cancellazione di 25 voli, ed a 100 voli in ritardo. Di qui il tentativo di riaprire il tavolo di confronto della vertenza sul contratto. Ma il dialogo è durato solo poche ore, fino a un nuovo congelamento. |