Data: 18/05/2007
Testata giornalistica: Trambus
Le fatiche dell'Ue, i dubbi di Roma di Maurizio Sgroi

L'approvazione del regolamento sul tpl, alla quale è giunta faticosamente il Parlameno europeo, non deve suscitare facili entusiasmi. Vuoi perché è ancora lunga la strada prima che la norma divenga effettiva. Vuoi perché il regolamento dovrà essere recepito dagli stati membri e trasformato in legge nazionale. Vuoi perché viene fissato un termine infinito - addirittura dieci anni - come periodo transitorio, prima della sua vigenza effettiva. Non bisogna essere dei fini politici per capire che così com'è il regolamento europeo è solo un faticoso compromesso raggiunto fra l'anima più liberista e quella più statalista dell'Ue. E che il compromesso sia stato raggiunto sulla durata del periodo transitorio non deve stupire: in dieci anni c'è tutto il tempo per rimetterci le mani. Tanto più che i deputati chiedevano otto anni di periodo transitorio e il consiglio europeo "appena" 12. A questo punto, al di là dei tecnicismi, è evidente a tutti che la decisione europea entra a gamba tesa anche nelle dinamiche politiche del nostro Paese, alle prese con una faticosissima riforma delle norme sui servizi pubblici locali. Tanto per fare un esempio, il documento europeo fissa regole abbastanza stringenti sugli affidamenti diretti, detti anche affidamenti in house, che poi è uno dei tasti dolenti del dibattito in corso all'interno della maggioranza nostrana di governo. Meno affidamenti diretti, come vogliono l'Europa e il ministro Lanzillotta, non può che esasperare il confronto con la parte sinistra della coalizione, che potrebbe essere sostenuta anche da pezzi dell'opposizione, col risultato di inasprire il dialogo e bloccare tutto. Con buona pace della riforma prossima ventura.

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