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Sulla stampa scritta e parlata è stato dato il giusto rilievo alle esternazioni del consigliere regionale della sinistra democratica, Gianni Melilla, che merita un plauso per le cose che ha scritto. Mi chiedo, però, se quel pur generoso atto di accusa possa bastare e, sinceramente, se rimane circoscritto alle sole auto blu, penso di no. Se vogliamo dare un significato vero all'impegno politico, che è mettersi al servizio delle persone per risolvere i loro tanti problemi (e penso innanzitutto ai disoccupati, sottoccupati, lavoratori in nero, a quelli in cassa integrazione e mobilità, alle ancora troppe e inaccettabili vittime degli infortuni sul lavoro) basterebbe proporre, questa volta sì in termini assolutamente rivoluzionari, una consistente riduzione degli emolumenti percepiti da tutti coloro che ci rappresentano ai vari livelli istituzionali. Naturalmente in questa mia opinione non c'è nulla di francescano. Chi ci rappresenta deve avere il giusto trattamento economico né penso che si debba fare girare all'indietro la ruota della storia e tornare ai tempi in cui personalità come De Gasperi, Nenni, La Pira, Togliatti e tanti altri padri nobili della nostra Repubblica hanno tirato la cinghia vivendo in modo austero. Né voglio riproporre uno stile di vita, come suggeriva Enrico Berlinguer, anch'esso impostato sull'austerità perchè predicherei nel deserto. Mi limito solo a ricordare che i cosiddetti «costi della politica» sono lievitati in modo abnorme e ingiusto non solo per l'uso delle auto blu o per i tantissimi e ingiustificati soldi spesi per far volare da un capo all'altro del mondo le nostre autorità, come documenta l'illuminante libro scritto da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo «La Casta», a cui rimando coloro che vogliono saperne di più. Non voglio fare il moralista, ma ricordo che alcuni mesi fa, il consiglio regionale abruzzese votò all'unanimità una proposta che aumentava di ben 1.500 euro al mese il già elevatissimo appannaggio dei consiglieri regionale e che, per quell'assurdo aggancio alle retribuzioni dei parlamentari, a loro volta agganciate a quelle dei magistrati, ci sono stati aumenti rientrati solo dopo la giusta indignazione di buona parte dell'opinione pubblica che non ce la fa ad arrivare a fine mese con una retribuzione che serve a mantenere una famiglia di quattro persone. Per questo mi permetto di insistere sommessamente: va bene criticare l'uso delle auto blu che, comunque, vanno ridotte, se non eliminate. Ma andiamo oltre. Si proponga la riduzione degli stipendi. Ovviamente, non propongo una retribuzione pensando alle fasce più deboli del mercato del lavoro. Un primario di un reparto ospedalero che salva le nostre vite con interventi chirurgici di una certa difficoltà, guadagna 4 mila euro netti al mese. Un capo dipartimento con molti anni di esperienza alle spalle, 5 mila. Credo che siano retribuzioni più che dignitose. Su questo mi piacerebbe vedere l'impegno bipartisan dei nostri rappresentanti. Qualunquismo? Non direi perchè dell'esigenza della riduzione dei «costi della politica» negli ultimi tempi hanno parlato il Presidente della Repubblica Napolitano e tanti altri. Vediamo una volta tanto, di passare dalle parole ai fatti. L'Italia degli onesti, puliti, amanti della democrazia e delle sue istituzioni, ringrazierebbe. |