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PESCARA. L'inchiesta della procura che fa tremare palazzo di città gira attorno all'ipotesi di reato più grave: la corruzione. Mazzette a un consigliere comunale componente anche della commissione urbanistica. A sborsare i soldi sarebbe stato un big del mattone. Duecentomila euro il prezzo pagato. Il fine, invece, erano mozioni a comando, cioè mirate a bloccare oppure a sbloccare in consiglio comunale grandi opera pubbliche. Opere che aggiravano le norme del piano regolatore, attraverso gli strumenti degli accordi di programma o dei cosiddetti programmi complessi. Il numero degli indagati è cresciuto: il 13º si è aggiunto nelle ultime ore. In cima alla lista spicca il politico. E' un personaggio ritenuto molto attivo nelle file del suo partito in fatto di mozioni pro e contro le grandi opere. Poi due nomi di dirigenti comunali precedono dieci big del mattone. Di questi ultimi, solo uno, per ora, si ritrova nei guai per una presunta «corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio». Tutti gli altri sono indagati per abuso patrimoniale. Alle tre perquisizioni , eseguite nelle ultime 48 ore, negli uffici delle imprese Primavera, Cetrullo e Di Vincenzo, faranno seguito nuovi blitz ordinati ieri dalla procura dopo un incontro che il capo della Mobile, Nicola Zupo, ha avuto prima con i pm Aldo Aceto e Giampiero Di Florio. Ma a indagare sono in quattro. Il pool di pm è composto dal procuratore aggiunto Pietro Mennini che lavorerà al fianco di Zupo e dei pubblici ministeri Aceto, Di Florio e Giuseppe Bellelli. Proprio Mennini, tra i mesi di aprile e maggio del 1993, scoperchiò la prima Tangentopoli di Pescara che esplose in quella lontana primavera di 14 anni fa con arresti eccelenti di politici e imprenditori. Ora c'è una gola profonda, un personaggio che risiede a Spoltore, che ha rivelato alla polizia, in modo circostanziato, la mazzetta intascata dal politico. Ma nelle ore immediatamente successive al blitz della polizia in Comune, di martedì scorso, si è aperto uno scenario inquietante: la mazzetta di 200 mila euro non sarebbe un episodio isolato. La polizia sospetta che dietro il meccanismo delle «mozioni pilotate» si nasconda un vero e proprio sistema, modello Montesilvano. Roba da far tremare il palazzo. Ecco perché il procuratore capo, Nicola Trifuoggi, ha messo in campo il poker di magistrati. Tutto ciò - fanno capire in procura - nella previsione di sviluppi imminenti dell'indagine. Sono ancora ipotesi che la polizia vaglia dopo l'acquisizione di documenti di venti accordi di programma e programmi complessi realizzati oppure in itinere. Opere come le due torri della Regione nell'ex fonderia Camplone, il parcheggio sotterraneo di parco Florida, i nuovi palazzi di viale Primo Vere, i nuovi centri residenziali in via Scarfoglio, il palazzo Fuksas in via Salara Vecchia, per citarne alcuni. Il primo atto-chiave dell'inchiesta è il documento che pubblichiamo: porta la data recentissima dell'11 maggio. Il pm ordina al Comune di provvedere all'immediata consegna in originale di tutti gli atti relativi alle richieste e alle conseguenti procedure preistruttorie, istruttorie ed esecutive, su accordi di programma proposti dai costruttori Aldo Primavera, Ermanio Cetrullo, Alfio Sciarra, Enio Chiavaroli, Domenico Catani, Dino Di Vincenzo, Giovanni Di Vincenzo, Franco Olivieri (per il gruppo D'Andrea & D'Andrea), Franco Lamante, Antonino Lamante, Domenico Lamante e Alessandro Costantini. L'ultima indiscrezione trapelata dalla fitta rete di riserbo che avvolge l'inchiesta rivela soldi pagati dai costruttori per campagne elettorali. E tira in ballo anche la passata amministrazione. Contributi in cambio di cosa? Un investigatore si lascia sfuggire un particolare scottante parlando di premi di cubatura concessi ai costruttori attraverso un meccanismo che, solo all'apparenza, poteva sembrare legale perché rientrava nelle regole degli accordi di programma. In realtà lo scambio fra pubblico e privato era in netto favore di quest'ultimo. In un caso finito nel mirino dei pm il costruttore avrebbe realizzato ai colli colossi di cemento armato concedendo al Comune un terreno scosceso praticamente inutile. |