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Il segretario regionale dei Ds interviene nella polemica scatenata dalla battuta del suo capogruppo sulle «liste per i finocchi» PESCARA. Incidente chiuso. Le scuse del capogruppo Ds Donato Di Matteo chieste e ottenute da Piero Fassino per quell'infelice frase sui «finocchi», pronunciato in Regione durante una discussione sulla legge elettorale, ha archiviato il capitolo delle «quote gay» (ieri anche l'allenatore della Juve Didier Deschamps ha dovuto chiedere scusa per aver detto che il rosa è un colore gay). Tira un sospiro di sollievo il segretario regionale dei Ds Stefania Misticoni. «Di Matteo ha fatto bene a chiedere scusa. E ha fatto bene a chiarire di non voler offendere. È vero, la sua è stata una caduta di stile, ma so che non ha pregiudizi ideologici e devo dire che nei comportamenti ha sempre sostenuto le donne candidate del partito». Ma se l'incidente lessicale è chiuso, non lo è il dibattito politico sulle quote rosa, argomento scatenante della vicenda. «Sono d'accordo con Di Matteo quando dice che le donne, come gli uonimi, a prescidere dall'appartenenza di genere, devono guadagnarsi la fiducia diretta. Per questo non difendo il listino. Però so che c'è un problema». E il problema è quello della rappresentanza, che, dice Misticoni, non può essere affidata a un meccanismo casuale. «Dobbiamo fare una legge elettorale in base alla quale qualunque sia la coalizione vincente, ci sia la garanzia di una pari rappresentanza di uomini e donne». Dunque fifty-fifty, 50 e 50. «Perché così è la rappresentanza nell'elettorato. Ma nelle istituzioni questa rappresentanza non c'è». Occorre dunque un «meccanismo correttivo» che eviti quello che è accaduto nella scorsa legislatura, quando unica donna eletta fu Stefania Pezzopane, e dopo le sue dimissioni, l'aula di palazzo dell'Emiciclo fu un'aula unisex tutta al maschile. «Vorrei ricordare che se oggi in consiglio c'è un gruppo di donne considerevole è perché Del Turco ha scelto di fare del listino un'occasione di riequilibrio tra i generi. Ma il livello della discussione non è ancora adeguato», avverte la Misticoni, «e non può rimanere tutto dentro il consiglio regionale. Il dibattito deve andare fuori. E sono sicuro che Donato Di Matteo sarà con noi». Sulla stessa lunghezza d'onda è la giovane segretaria Ds della federazione di Teramo Emanuela Loretone che nella contesa di genere conta molto sull'effetto novità del Partito democratico: «Il Pd sarà il primo partito fondato anche dalle donne. Dal congresso nazionale dei Ds è venuta la proposta di fare i Comitati Promotori per metà di uomini, per metà di donne. Una decisione che non è frutto di un retaggio di culture femministe, ma nasce dalla consapevolezza che un partito che ambisce a rappresentare e a governare la società, non può prescindere dal punto di vista della metà della società stessa: le donne». Per queste stesse ragioni la Loretone ritiene indispensabile «dare una soluzione positiva al dibattito sulle cosiddette quote rosa, che anche in Abruzzo. E su questo argomento non valgono opinioni personali o battute che non rappresentano minimamente i nostri valori». |