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PESCARA. Altro che caso chiuso: le scuse del capogrupppo Ds, Donanto Di Matteo rese al segretario Fassino, se bastano ai Ds, non soddisfano Rifondazione. A dirlo ieri a chiare lettere sono la capogruppo regionale di Rifondazione, Daniela Santroni e Viola Arcuri capogruppo al Comune di Pescara, con loro il senatore Giuseppe Di Lello. Scenario della «sfida ai Ds», a sostegno delle donne, delle unioni di fatto e, soprattutto, degli omosessuali è la conferenza stampa di Rifondazione presieduta dal segretario regionale, Marco Gelmini dal titolo "La politica è femmina". Di Matteo si era reso protagonista di quello che, i militanti di Rifondazione bollano, come un «abominevole» attacco alle quote rosa. In Commissione statuto, infatti, contestando la proposta, Di Matteo, capogruppo Ds, aveva rilanciato: «Allora facciamole anche per i finocchi». L'infelice battuta aveva provocato anche l'intervento del segretario Piero Fassino che aveva sollecitato Di Matteo a chiedere scusa. Ma a Rifondazione non basta. «In Francia il presidente di centrodestra nomina sette donne nel suo governo, noi nel centrosinistra parliamo di femmine e finocchi», commenta Daniela Santroni. E Rifondazione torna così sull'argomento formulando due proposte: una legge sulla parità di sesso nelle nomine fatte dalla giunta e dal consiglio; ed una norma elettorale sulla preferenza dove l'elettore è tenuto a votare un uomo e una donna. «Sono proposte», spiega Santroni, «legate alle donne nella vita politica, con una legge che ha una serie di dispositivi, il principale dei quali è la pari opportunità. Tutte le nomine di giunta e Consiglio si devono fare, tenuto conto di professionalità e competenze, in modo vincolante al 50% per ciascun sesso. La seconda legge che stiamo verificando con un Costituzionalista, riguarda la doppia preferenza di lista. Noi proponiamo che la seconda preferenza debba essere di sesso opposto alla prima. Se si mettono due preferenze per lo stesso sesso, la seconda, viene annullata». Sul futuro dei rapporti con i Ds, Rifondazione lancia una sfida: «I Ds e Di Matteo se vogliono davvero sostenere quello che dicono, ossia la "Politica è femmina", allora firmino le nostre proposte oppure ne inventassero di altre», dicono i vertici di Rifondazione, «sulle unioni di fatto, sui diritti degli omosessuali e delle donne, ci auguriamo che Di Matteo sia il primo firmatario». Dopo la proposta, però prevale, un certo scetticismo. «Nell'Unione c'è una cultura omofobica, misogina e mediovale», si sintetizza durante la conferenza stampa. Per Viola Arcuri capogruppo al Comune di Pescara l'esternazione di Di Matteo è stata particolarmente grave e avvilente. «Mi sono sentita umiliata come donna e come militante politico», sottolinea la Arcuri, «chiedo ai Ds di riflette sulla cultura del silenzio». Silenzio e distacco, in questa vicenda non sono mancati e, ancora una volta, dopo le critiche al centrodestra, Rifondazione punta il dito contro i Ds e il Consiglio regionale. «La cosa sconvolgente», ricorda ancora Daniela Santroni, «è che dentro il Consiglio e dentro i Ds, non c'è stata una presa di posizione, se non quella della segretaria Stefania Misticoni che ha parlato in quanto donna, invece si è dovuto scomodare il segretario nazionale». Il senatore Giuseppe Di Lello, ha ribadito l'impegno di Rifondazione per la parità dei diritti tra uomini e donne in politica. «Spesso i partiti dicono molte cose, ma Rifondazione le cose che propone poi le realizza, è il caso dell'impegno a favore delle donne in politica, basta guardare i numeri della nostra delegazione parlamentare, su 36 eletti, 11 sono donne». Infine il segretario regionale, Marco Gelmini. «Ci auguriamo», dice Gelmini, «che il partito democratico metta la firma sulla proposta della doppia preferenza. E' l'unico modo concreto per dimostrare che le dichiarazioni di Di Matteo sono superate». |