Data: 23/05/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Sciolto il Consiglio comunale di Sulmona. Il sindaco La Civita: «Ho fatto il possibile ma si voleva il potere non l'accordo»

SULMONA. Ha dormito poco per tutta la notte ripensando alla clamorosa bocciatura in consiglio della sua amministrazione. Sul suo viso traspare stanchezza mista a tanta amarezza per non essere riuscito a trovare una soluzione alla crisi. Fino all'ultimo le ha provate tutte per salvare la nave dal naufragio. Non c'è riuscito, ma ritiene di avere la coscienza a posto. «Penso di aver messo in campo tutte le possibili soluzioni per evitare l'arrivo del commissario prefettizio e il vuoto istituzionale che non garantirà un programma di sviluppo», afferma il sindaco Franco La Civita, mentre firma gli ultimi documenti del suo mandato amministrativo, «soprattutto in questo momento di crisi economica che brucia sulla pelle di tantissime famiglie di lavoratori in difficoltà. Avevo ritirato le dimissioni convinto che esistevano le condizioni per andare avanti. Il gruppo misto mi aveva fornito le giuste assicurazioni per aprire una trattativa in uno spirito costruttivo basato sulla lealtà e il rispetto reciproco. Così purtroppo non è stato».
Per il sindaco ci sarebbero state ampie concessioni ai 5 dissidenti, andando anche oltre la logica dei partiti che avrebbe imposto una collaborazione con le forze politiche e non con personaggi che avrebbero potuto cambiare le carte in tavola in qualsiasi momento. «Nonostante fossimo consapevoli di questo», prosegue La Civita, «abbiamo accettato le imposizioni e i diktat costituiti dalle richieste provenienti dal gruppo misto, esclusivamente per il bene della città. Ma anche questo non è bastato».
L'epilogo è l'amara constatazione del fallimento. «Evito di scaricare responsabilità sugli altri», conclude La Civita, «avvertendo solo l'amarezza del fallimento della politica che, almeno qui a Sulmona, non riesce a parlare al cuore e alla mente dei cittadini, ma che ha, come esigenza principale, quella di ricercare vantaggi e acquisizioni di maggiori spazi di potere di singoli».

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