Data: 24/05/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Femmine e finocchi» ne hanno abbastanza di Stefania Beltramme (*)

«Femmine e finocchi» dice il capogruppo Ds alla Regione Abruzzo nella commissione Statuto. La sua voce non si è fermata in tempo ed ha materializzato il suo pensiero profondo. Il suo, e quello di altri, in ogni schieramento, che magari tacciono, ma pensano le stesse cose. Siamo ancora a questo punto: «femmine e finocchi», disvalori, debolezze, intralci in una scala che vede il primato dell'elettoralismo. A questo rischiano di ridursi i partiti, svuotati di capacità di relazione politica, lontani dalla società, trasformati in comitati elettorali dove conta solamente la potenza di fuoco dei voti. Eppure la crisi della politica dovrebbe indurre a riflettere ed a comprendere che il tema della rappresentanza è centrale in ogni progetto di cambiamento. Non si chiede più di applicare quote: il 50 e 50 tra donne e uomini fotografa la realtà.
Le donne di questo Paese hanno realizzato, alla fine del secolo scorso, l'unica rivoluzione non cruenta di cui ha beneficiato l'intera società; ora esigono un riconoscimento intero, non tutele che ripropongano una condizione di minorità. E' ora di dire basta ad un sistema di cooptazione che introduce nella vita politica ed istituzionale solo donne che, soggiacendo a regole falsamente asessuate, in realtà monosessuate al maschile, garantiscono di non disturbare le oligarchie.
Occorre prendere atto che una classe dirigente femminile deve prendere il posto di una parte della classe dirigente maschile che oggi occupa la politica e le istituzioni senza capacità né volontà di rinnovamento. Sembra opportuno partire dalla sostituzione di quegli uomini che mostrano di non essere all'altezza dei tempi, di quelli che non vedono i cambiamenti in atto nella società, di quelli che non riconoscono il valore delle differenze e non sanno leggerne le complessità, di quelli che lavorano solamente alla propria autoprotezione ed autoriproduzione.
«Femmine e finocchi» ne hanno abbastanza di una politica e di una gestione delle istituzioni autoreferenziale, asfittica e miope da parte di una classe dirigente maschile arrogante, sessista ed omofobica. Si discute di legge elettorale, anche a livello regionale, ed è il momento di ridefinire le regole della rappresentanza istituzionale mettendo al centro del cambiamento il tema della rappresentanza paritaria.

(*) Coordinatrice regionale uscente delle donne Ds

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