Data: 29/05/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
SPECIALE ELEZIONI - L'AQUILA - Cialente: «In Comune farò il domatore». Il candidato del centrosinistra si impone al primo turno: L'Aquila aveva voglia di cambiare

L'AQUILA - I dati tardano ad arrivare e la felicità per un risultato cullato per tanto tempo ed alimentato dalla campagna elettorale pressante, lascia lo spazio solo ad un ottimismo. Un ottimismo formalmente cauto, ma solo perché i risultati dai seggi arrivano, come detto, con il contagocce.
Già la prima proiezione, arrivata appena dopo le 16, dava l'onorevole Massimo Cialente oltre il fatidico 50 per cento, limite che è rimasta sempre ben al di sotto degli altri dati, sempre in proiezione, che si sono susseguiti per tutto il giorno. Una percentuale alta, da vittoria al primo turno, senza bisogno del ballottaggio che nessuno nel centrosinistra ha mai detto di temere ma che comunque sembrava uno scoglio da evitare a tutti i costi. Una percentuale frutto del lavoro svolto durante la campagna elettorale sia dallo stesso Cialente che dalle undici liste che l'hanno appoggiato. Dati che, a fronte di una flessione della cifra dell'affluenza alle urne, testimoniano come il centrosinistra abbia tirato; anche se sarà difficile stabilire se questo voto sia dovuto al programma predisposto da Cialente con il contributo di tutti i partiti, e soprattutto di quei candidati che lo hanno contrastato alle primarie, o se abbia prevalso la voglia della città, nel caso specifico di più della metà di quanti si sono recati alle urne, di chiudere comunque con l'esperienza del governo di centrodestra.
Passando velocemente da una tv a un'altra, Cialente si mostra comunque tranquillo. «Mai cantare vittoria prima dell'ultima scheda», dice sorridendo. Ma si sa che mentre dice quelle parole sente sempre più vicina la vittoria. «Basta però ricordarsi le passate politiche per capire che c'è sempre spazio per le sorprese». Però le proiezioni e le prime decine di seggi scrutinati danno la dimensione di un successo che è ormai a portata di mano. Ma la flessione dei votanti come la giudica il quasi neo-sindaco? «Credo che sia un dato nazionale, che testimonia del resto che la politica oggi gode di poca credibilità. E bisognerà lavorare per invertire la tendenza». Il deputato parla poi del prossimo Consiglio comunale «che avrà una composizione molto eterogenea con tanti gruppi nel centrosinistra. Cosa ci vuole? Beh - dice sorridendo - un domatore».
Quale risultato dei suoi concorrenti l'ha più impressionata?
«Sicuramente quello di Angelo De Nicola, che ha ottenuto una buona cifra personale. Il candidato della Cdl, Leopardi, ha pagato invece una situazione poco coesa nel centrodestra: comunque non è sicuramente lui il colpevole di un risultato così deludente».
Come è arrivato questo risultato?
«È semplicemente il frutto dell'ascolto della città. Già con le primarie tutti noi candidati abbiamo avuto modo di sentire cosa pensano i cittadini e i problemi che sentono come pressanti; inoltre le primarie ci hanno portato ad avere un centrosinistra alla fine unito. Poi c'è stato il programma, frutto di un progetto politico per questo territorio che va avanti da tempo e che ha dato qualche risultato concreto; una testimonianza di questo viene anche dai buoni risultati di Pratola, Montereale e Scoppito».
In un commento, il ministro Fabio Mussi, ormai fuori dai Ds e a cui lei è legato, ha detto che il suo successo è caratterizzato da un "chiaro profilo di sinistra" e dall'attenzione "alla questione morale e ai problemi sociali": si riconosce in queste caratteristiche?
«In effetti nel programma abbiamo guardato molto alla questione sociale, che una città in piena crisi soprattutto occupazionale sente molto, ma anche alla questione morale. Però il programma è di tutta la coalizione, quindi non solo di sinistra. E questo al di là di quello che è poi il mio pensiero personale».


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