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ROMA Piazza Affari non ha gradito. Il ritiro degli americani di Tpg, alleati con Mediobanca, dalla corsa all'acquisto di Alitalia ha mandato in picchiata il titolo che è atterrato a meno 3,31%. Ultimo prezzo 0,8275 euro dopo aver toccato i minimi dell'anno a quota 0,82. Scambiati oltre 26 milioni di "pezzi" contro i 24,8 giornalieri. Insomma, il segnale evidente di una turbolenza che si è abbattuta sulla rotta della privatizzazione dopo l'abbandono della cordata statunitense che ha creato qualche perplessità, se non addirittura qualche sospetto sulla effettiva trasparenza dell'asta. Comunque sulla estrema rigidità dei paletti imposti dal Tesoro per cedere dal 39,9% al 49,9% del pacchetto azionario. Due i concorrenti rimasti in gara: gli italiani di AirOne appoggiati da Intesa-Sanpaolo e domani magari anche da Montepaschi e i russi di Aeroflot sostenuti finanziariamente da Unicredit. Tutti e due sono decisi ad andare avanti. Nessun ripensamento, almeno per ora. In casa italiana, cioè quella di Carlo Toto, hanno le bocche ermeticamente cucite, comunque si fa filtrare un pacato ottimismo anche perchè «l'italianità» del vettore potrebbe far premio alla fine della corsa. «Anche noi restiamo in gara - ha puntualizzato Irina Dannenberg, portavoce del vettore russo - e porteremo avanti il lavoro compiuto con nuova lena». Ha aggiunto, lapalissianamente: «Ora abbiamo più chances, 50% contro 50%. Insomma, fifty fifty». Gli americani hanno formalizzato l'uscita dalla gara. Ma potrebbero rientrare dalla finestra, magari individuando un nuovo alleato nell'ambito di una delle due cordate. «La gara va avanti e segue i suoi tempi secondo le regole procedurali poste». Così Romano Prodi da Varsavia. Nulla ha voluto aggiungere il premier. Il ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, ha preso atto del ritiro degli americani: «C'è chi va e c'è chi viene. Le gare sono fatte così: a un certo punto qualcuno molla e qualcuno resta». Cioè tutto regolare. Forza Italia parla, invece, di «responsabilità del governo»: «Finirà che la gara avrà uno o due competitori che potranno usufruire di prezzi di saldo senza reali garanzie strategiche o occupazionali». Al di là del ritiro di Tpg e delle dichiarazioni ufficiali, la corsa in effetti rischia di farsi più impervia perchè torna in ballo la quota da cedere da parte del Tesoro: il bando prevedeva «almeno il 39,9%»; pochi giorni or sono Padoa-Schioppa ha modificato la normativa fissando la quota «fino al 49,9%», cioè l'intero pacchetto in mano allo Stato. Decisione che aveva fatto infuriare il ministro dei Trasporti Bianchi e la sinistra radicale che vorrebbero, invece, mantenere una presenza dello Stato in Alitalia. Partita, dunque, per nulla chiusa. Ieri il titolare dei Trasporti è tornato sull'argomento per fare una puntualizzazione che ha tutta l'aria di essere una "sfida" e per Padoa-Schioppa e per Prodi. «La cessione dell'ultimo 10% in mano al Tesoro - ha sottolineato - credo farà parte di una decisione collegiale. Il ministro del Tesoro va avanti con la procedura, ma succede anche che ci siano idee diverse e quando questo accade bisogna confrontarsi. Poichè mi sembra una decisione di tipo strategico, prima o dopo il presidente del Consiglio avocherà a sè la decisione. Non nel senso che deciderà da solo, ma nel senso che costruirà un confronto per decidere». |