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PENNE - Un ventunenne (Paolo Di Giampaolo, pescarese ma residente a Moscufo), marito e moglie di Collecorvino (Claudio Achille Mele di 32 anni e la coetanea consorte Ortenzia Ciuffi, incinta di sei mesi) morti con l'acqua e il fango del Tavo alla gola. I coniugi Mele, genitori della piccola Claudia di quattro anni, erano a bordo della Fiat Uno nel momento in cui, sotto il diluvio, un'ondata di piena sbriciolava le tre campate del sofferente ponte sul Tavo all'altezza del bivio di Moscufo, sull'ex statale 151. Era il 10 aprile del '92, i loro corpi vennero recuperati dai vigili del Fuoco solo il giorno dopo. Altre tre persone si salvarono per miracolo: l'Audi occupata da don Camillo Smigliani, allora parroco di Loreto, da Giorgio Di Martile e da Maria Garofalo, cadde in maniera piatta resistendo alla piena. Per quella tragedia così assurda sono emersi solo i cadaveri delle vittime, ma non i colpevoli. In questi quindici anni il corso della giustizia penale si è fermato davanti alla mancanza di prove. Quella civile però va avanti al tribunale di Penne con una richiesta di risarcimento dei danni indirizzata all'Anas. Le perizie tecniche hanno infatti individuato la causa della tragedia: l'omessa manutenzione delle strutture del ponte. Colpa dell'Anas, dunque. Senza responsabilità invece il Genio Civile, il Consorzio di Bonifica Vestina, la Provincia, l'Enel e la società Pescara Beton, titolare all'epoca di una concessione per un deposito di inerti. Lo sostiene la prima perizia firmata dai tecnici Fausto La Sorda, Enrico De Acetis e Bruno Di Fonzo. Ma alle stesse conclusioni è arrivato di recente anche l'ingegner Luciano De Gregorio, nominato dal giudice civile pennese. Il fenomeno di erosione delle strutture del ponte sarebbe cominciato almeno due, tre anni prima del crollo come si legge nella perizia del '92. «Se i controlli fossero stati compiuti con regolarità, come previsto dalla normativa, ed estesi alle fondazioni del ponte, i preposti ai controlli si sarebbero accorti dello sfaldamento e predisporre un adeguato intervento», scrivevano i tre periti nei mesi successivi alla tragedia. L'Anas si sarebbe limitata, in sostanza, solo a controllare la strada. «Ho condiviso le tesi tecniche dei miei colleghi, non potendo verificare lo stato del ponte poiché già ricostruito», si è limitato a dire l'ingegner De Gregorio. L'avvocato Lino Nisii ha promosso la citazione in nome e per conto delle famiglie Mele e Ciuffi. Da Teramo osserva: «La quantificazione dei danni la faremo alla prossima udienza. Siamo piuttosto fiduciosi». L'ardua sentenza è affidata al giudice Marco Bortone. |