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L'AQUILA. «Costi elevati per un sistema inefficente. Questo vedono i cittadini». E' la visione che Rodolfo De Laurentiis, parlamentare dell'Udc, nato a Collelongo, segretario della Commisione di vigilanza Rai, ha della politica. L'esponente del partito di Casini si pone in sintonia con i rilievi della gente e osserva: «la politica deve cambiare, riformarsi, deve diventare efficente». Sui tagli agli sprechi, fatti dal presidente della giunta, Ottaviano del Turco, il parlamentare dell'Udc, li giudica alla stregua di pannicelli caldi, «serve di più, molto di più», sprona De Laurentiis. Onorevole cosa pensa della diffidenza dei cittadini verso la politica e gli uomini politici? «Il sistema politico ha bisogno di contenere i costi perchè siamo in un momento di difficile congiuntura economica che pesa su alcuni strati della popolazione». Cosa rende ostili verso la politica? «L'inefficenza del sistema. Per cui il cittadino ha la sensazione che la politica è incapace di dare risposte vere ai bisogni della gente. Così nasce il sospetto che c'è una "casta" di politici». Come parlamentare però anche lei è nel mirino dell'insofferenza della gente. Cosa è stato fatto per ridurre la sensazione di non essere una "casta"? «L'unico atto vero di riduzione dei costi avvenne quando nel 2004 nella Finanziaria, l'allora presidente della camera Pierferdinando Casini propose un taglio del 10% dei compensi dei parlamentari. Fu l'unico e ultimo atto concreto». Torniamo alle inefficienze. Quali quelle più vistose? «Lo vediamo quotidianamente nell'incapacità di individuare una strada certa sullo sviluppo, la crescita, la tutela dei cittadini. La crisi è sotto gli occhi di tutti. La politica deve interrogarsi su come trovare soluzioni innovative». Onorevole De Laurentiis può farci degli esempi innovativi? «Alla Camera il decreto sulle liberalizzazioni. Ma di certo non sono quelle le liberalizzazioni che vuole il Paese» Cosa vogliono i cittadini? «Liberalizzazioni che fanno diventare più pesanti le loro tasce. Che abbiano più peso nei bilanci delle famiglie. Quindi le vere liberalizzazioni sono quelle che riguardano la riduzione dei costi dell'energia, dei trasporti, del credito». La Regione Abruzzo sta facendo tagli. Il presidente Del Turco ha concretizzato la riduzione di enti, consigli di amministrazione e stipendi. Lei che ne dice? «Io credo che qualsiasi cosa venga fatta in questo senso è meritievole di attenzione, ma il lavoro che deve essere svolto è ben altro e di ben altra importanza» Lei che propone? «L'integrazione del sistema dei trasporti. Oggi leggo che l'assessore regionale Ginoble incontra i vertici di Trenitalia per perorare di nuovo la causa della tratta Pescara-Roma, ma io credo che bisogna fare cose diverse. In Abruzzo noi abbiamo una società concessionaria come la Sangritanai. E' possibile immaginare di utilizzarla in termini sostitutivi delle Fs con costi sicuramente più bassi. Possiamo dare alla Sagritana la possibilità di scegliere e modulare l'offerta di trasporto rispetto ai bisogni di mobilità dei cittadini abruzzesi. Possiamo anche decidere di accorpare il personale delle diverse aziende, e fare sostituzioni ai servizi delle Fs. In Abruzzo abbiamo 56 società che gestiscono il trasporto locale, uno spreco di risorse». Torniamo alla politica, lei come esponente dell'Udc dall'opposizione come giudica le iniziative della giunta regionale di centrosinistra? «Quando parliamo di inefficenza della politica, allora facciamo una riflessione sul sistema industriale abruzzese. La mia esperienza istitiuzionale è segnata da crisi continue in diverse realtà abruzzesi con risvolti drammatici per tante famiglie. Non è più una congiuntura difficile, ma ci troviamo di fronte a una crisi strutturale innescata da meccanismi di competizione globale che non offre rifugi a nessuno. Questa crisi strutturale sta facendo scricchiolare una parte del tessuto industriale e produttivo della nostra regione. Quel tessuto industriale in buona parte era nato con l'Obiettivo 1. Con gli aiuti dell'Europa. Quel modello è in crisi, la responsabilità del governo regionale è individuare chi è dentro questa crisi. La giunta regionale deve anche indicare un modello nuovo di sviluppo». Lei cosa propone? «Due cose: la prima sono misure di sostegno alla competività per aziende abruzzesi in difficolta; l'altra strumenti che rendano interessante l'Abruzzo ai nuovi investitori. Occorre però superare l'impatto negativo con la pubblica amministrazione. Noi abbiamo perso grossi investitori esteri perchè non c'era la capacità di accompagnali nelle procedure di insediamento. Serve allora un Tutor per quanti vogliono investire in Abruzzo». Può la politica occuparsi di tutto? «La politica ha una responsabilità enorme, ma servono progetti chiari e la volontà di incidere seriamente. Oggi c'è la consapevolezza dei cittadini che bisogna cambiare, che serve una nuova fase di sviluppo. Cose che mancano, e in Abruzzo al di la dei proclami del presidente Del Turco, serve molto di più». |