Data: 07/06/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sanità, stop del sindacato: «Regione, così non va». Di Cesare, segretario Cgil: «L'intesa siglata con il Governo non è il Vangelo. E i ticket sono ancora lì»

PESCARA - Ben tre manifestazioni, e tutte firmate Cgil-Cisl-Uil, nel breve volgere di una settimana: si comincia con la protesta dei pensionati, martedì 12 all'Aquila, che sfocerà in un sit-in sotto le finestre della Giunta regionale; seguiranno quelle sulla sanità, a Pescara, giovedì 14 e lunedì 18, che culmineranno la prima in un picchetto davanti all'Assessorato regionale guidato da Bernardo Mazzocca, e la seconda in un comizio davanti alla sede pescarese della Regione. Sommando uno più uno più uno, sembra proprio che i sindacati abbiano disseppellito l'ascia di guerra e siano intenzionati a marciare contro la Giunta regionale. Ne parliamo con Gianni Di Cesare, segretario regionale della Cgil, freschissimo d'elezione alla successione di Franco Leone.
Tre manifestazioni in sette giorni, Di Cesare. Se non sono segnali di guerra nei confronti della Giunta regionale, poco ci manca, ammetterà.
«No, no, nessuna guerra, non vogliamo guerre. Ma, certo, vogliamo capire bene cosa sta accadendo, specie nel campo della sanità. Ci sono cose che non ci convincono, e finchè non saranno chiarite non arretreremo di un passo. Vogliamo risposte esaurienti dalla Giunta».
Avete avuto incontri recenti e frequenti con il presidente Ottaviano Del Turco e con i suoi assessori.
«Proprio così. I due primi incontri, quello sulla Valle Peligna e quello sui progetti di sviluppo legati alla possibilità di incassare dal premier Prodi il promesso contributo straordinario sono andati bene, molto bene direi. Sullo sviluppo abbiamo la nostra piattaforma, abbiamo idee, aspettiamo di avere nuovi confronto con la Regione e con il Governo e vedremo come la cosa andrà avanti. Ma sono fiducioso, Del Turco da Prodi ha ottenuto un impegno vero, è indubbiamente un buon risultato».
E gli altri incontri, quelli sulla sanità? Sembrano non essere andati altrettanto bene.
«Eh, no. La Giunta regionale ci ha ribadito che la situazione è drammatica, ha di nuovo tirato fuori il protocollo d'intesa con il Governo per il rientro dai debiti della sanità. D'accordo, per carità, rientrare dai debiti è fondamentale, ma noi non avevamo mica dato alcun assenso a questa intesa. Noi abbiamo soltanto scritto al Consiglio regionale sollecitando soluzioni, ma per arrivare a quest'intesa tra Governo e Giunta non c'è stata contrattazione, non c'è stata concertazione con noi».
E voi sostenete che è necessario contrattare, a difesa dei lavoratori e del vostro ruolo di loro rappresentanti.
«Naturalmente. Vogliamo contrattare: sui carichi di lavoro del personale della sanità pubblica, sulle ferie non godute, sugli straordinari, sui disequilibri nelle figure professionali, sul blocco dei salari. E soprattutto sul precariato. Noi vogliamo discutere delle piante organiche, noi vogliamo sapere se saranno garantiti o meno i livelli essenziali di assistenza, noi vogliamo capire se e perchè chiudono reparti ospedalieri. Insomma, non accettiamo che a Roma, in sede nazionale, si decida cosa fare per la sanità abruzzese. Vogliamo essere interpellati, qui non ci sono ricette generalizzabili, ogni regione è diversa da un'altra, e quel protocollo d'intesa non è il Vangelo. Il dialogo con il Governo va riaperto, la sanità non è solo tecnologia, la sanità è anche e soprattutto l'elemento umano, insomma la gente che nella sanità lavora, e noi a nome di quella gente vogliamo capire e contrattare. Altrimenti non ci siamo, non ci siamo proprio».
E poi c'è la questione dei ticket.
«Già. Dovevano toglierli dal primo maggio, e invece sono sempre lì. Perchè? Lo chiediamo a Del Turco, lo chiediamo a Mazzocca: perchè? I pensionati non ne possono più, i cittadini non ne possono più. Al centro di tutta la storia c'è sempre questo benedetto protocollo d'intesa. Tornano sempre lì, quelli della Regione. Come quando li incalziamo, loro della Giunta e i manager delle Asl, di mostrarci i documenti sul personale, sulle piante organiche. Si rifugiano sempre dietro il protocollo d'intesa. Beh, lo ripeto: non è il Vangelo. La spesa per il personale pesa soltanto per un terzo sui costi della sanità, sono le altre spese che allarmano».
In caso la Giunta vi inviti ad incontri, in questi giorni che precedono il trittico di manifestazioni, le vostre iniziative verrebbero rinviate?
«No di certo. Del Turco ci ha convocati per lunedì 11 alle 15,30, a Pescara, per affrontare il caso più urgente, appunto quello dell'Asl di Pescara, e di questo lo ringraziamo. Ma le nostre iniziative restano confermate: all'Aquila batteremo sul tasto dei ticket, a Pescara su quello della contrattazione per i lavoratori, sia quelli stabilizzati che quelli precari. Sulla sanità il dialogo con la Regione e con i manager delle Asl non sta andando nella direzione giusta. Noi vogliamo capire, capire bene. Su questo punto, massima fermezza. Nessuno sconto».

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