Data: 09/06/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alitalia, conti in profondo rosso. Convocato il cda per lunedì

ROMA Seicentoventisei milioni il rosso di Alitalia nel 2006 (quasi due milioni al giorno), cioè un terzo del capitale e per la compagnia è scattata automaticamente la convocazione del Cda che si riunirà lunedì «per esaminare la situazione patrimoniale al 31 marzo 2007, di cui all'articolo 2446, primo comma del codice civile». Il comma in questione riguarda, appunto, la riduzione del capitale per perdite e prevede «la connessa relazione degli amministratori al fine di metterla a disposizione secondo quanto normativamente richiesto». Fuori dai tecnicismi, vuol dire che gli amministratori di Alitalia dovranno - in quanto obbligati da precise regole del codice civile - ufficializzare le perdite prima (almeno otto giorni) dell'assemblea ordinaria che si riunirà il 26 giugno in prima convocazione e il 27 in seconda.
La procedura non ammette deroghe o alternative: l'azienda dovrà procedere ad una ricapitalizzazione o all'abbattimento del capitale sociale. La prima operazione tuttavia dovrebbe avvenire sul mercato in quanto il Tesoro, che attualmente detiene il 49,9% della proprietà, non potrebbe intervenire per mettere nuovi soldi: lo vietano esplicitamente le normative comunitarie che considererebbero l'intervento come un aiuto di Stato. La seconda operazione, l'abbattimento del capitale, potrebbe anche condizionare l'iter di privatizzazione con la riduzione evidente del patrimonio societario. In sostanza, scenderebbe il costo di Alitalia. La terza ipotesi, considerata molto remota pur se verosimile, potrebbe far pensare ad un futuro fallimento qualora la ricapitalizzazione non andasse in porto e l'abbattimento del capitale non fosse ritenuta una strada percorribile.
Il tutto sullo sfondo di una gara di privatizzazione che prevede un'altra tappa, quella probabilmente decisiva, per il 2 luglio quando verranno formalizzate le offerte vincolanti delle due cordate rimaste in corsa, cioè quella guidata dai russi di Aeroflot, appoggiati da Unicredit e quella di AirOne di Carlo Toto, sostenuta da Intesa-SanPaolo e, forse, da Montepaschi.

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