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ROMA Solo il vertice della maggioranza fissato per giovedì 14 e il confronto governo-parti sociali del giorno successivo inizieranno a sgonfiare il polverone sul fisco che si è sollevato nelle ultime 48 ore. Ieri, dopo che il governo aveva fatto una cauta apertura verso gli autonomi sulla nuova calibratura degli Studi di settore, i sindacati hanno fatto sentire la loro voce. «L'importante - ha detto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani - è che non ci sia l'impressione che chi alza la voce può essere accontentato». Luigi Angeletti, segretario della Uil, ha messo in evidenza che occorre esaminare sempre con attenzione le ragioni del malcontento per verificare, «se il governo fa marcia indietro perché realizza di avere commesso qualche errore o se è invece allo sbando». E anche Raffaele Bonanni ha frenato: «no alle generalizzazioni sugli autonomi, piuttosto serve un'alleanza tra tutti coloro che le tasse le pagano, siano essi autonomi o lavoratori dipendenti». Ma la tensione resta alta. Ieri, in Veneto, è partita una raccolta firme di protesta da parte delle associazioni di categoria degli artigiani e dei commercianti. Associazioni che con ogni probabilità saranno convocate nei prossimi giorni dal viceministro Vincenzo Visco nell'ambito della Consulta istituita dal governo. Visco ripeterà quanto affermato nel comunicato diffuso ieri che riprendeva posizioni già indicate un mese fa ai rappresentanti delle categorie: nessun accertamento automatico per chi non si adegua; rinvio dei versamenti; occhio di riguardo per le attività di piccola portata (marginali); ampia possibilità di confronto fra i contribuenti e l'Agenzia delle Entrate. Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: «la maggioranza deve smetterla di parlare venti lingue diverse anche sul fisco. Già da lunedì il governo dovrebbe riferire al Parlamento le sue decisioni in maniera comprensibile a tutti». Intanto fa passi avanti l'ipotesi di uno sconto fiscale sulle ore di straordinario. Se ne parlerà nell'ambito della concertazione dalla quale dovrebbe scaturire la "manutenzione" delle pensioni e la riforma del welfare. Con ogni probabilità sugli straordinari si pagherà l'Irpef dell'aliquota media e non quella più alta. Sembra tramontata invece l'ipotesi di ridurre le imposte sugli aumenti dei contratti integrativi perché si tratterebbe di una soluzione incostituzionale. Il governo, infine, continua a lavorare sul Dpef: tra le priorità lo sgravio Ici sulla prima casa, le pensioni basse (che potrebbero salire di 80 euro al mese) e il bonus incapienti. In questo caso è allo studio l'erogazione, per coloro che non posso usufruire di detrazioni fiscali, di un assegno annuo di 150-200 euro. Per il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani «i titoli» del prossimo Dpef sono «dare ulteriore spinta alla crescita» e «utilizzare le risorse che man mano si liberano anche grazie ad una maggiore fedeltà fiscale verso i più acuti bisogni sociali». |