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MONTESILVANO. I cori della vittoria si sentono da lontano. Sono i suoni che hanno accompagnato la conquista della Coppa del mondo da parte della Nazionale italiana. «Po-po-po-po-po-po» canta il popolo del centrodestra. Sono le 16.45 quando via San Francesco si paralizza. Una folla si muove dal comitato della Cdl sventolando bandiere: urla, si congratula, avanza bloccando le auto in direzione del Palazzo di città. Davanti a tutti, circondato da due ali di gente, c'è Lillo Cordoma, il sindaco, che tiene per mano la moglie Silvia Alberici, al suo fianco da 23 anni. Ha conquistato il Comune con il 62,96 per cento dei voti, battendo Rocco Finocchio, che si è fermato al 34,81 per cento. È un divario enorme, che non aveva immaginato. «Forse neppure lo volevo, io volevo solo vincere». Invece vince così, ribaltando tre anni dopo il risultato del suo predecessore Enzo Cantagallo, che ricevette dai cittadini il 63,77 per cento dei consensi. La città vira, abbandonando, dopo sessant'anni di governo della Dc prima, della Margherita poi, il centro orientato a sinistra. «È il coronamento di sei mesi di duro lavoro: i cittadini ci hanno dato il testimone per cambiare la città» dice il nuovo sindaco. Il suo primo atto è un gesto di savoir faire, una telefonata a Finocchio: «Ho riconosciuto la sua correttezza e gli ho chiesto di aiutarmi dall'opposizione». Da qui parte la sfida per la conquista del capoluogo: «Oggi Montesilvano, domani Pescara» si legge nelle t-shirt azzurre indossate da decine di ragazzi. I supporter di Alleanza nazionale cantano al megafono all'indirizzo del commissario straordinario: «Rocco dacci la chiave», finché, quando il corteo arriva davanti al Comune, la facciata rosso-arancio che Cordoma vuole cambiare, un amplificatore diffonde le note dell'inno nazionale e tutti cantano «Fratelli d'Italia». Gli usceri spalancano le porte e alle 16.49, seguito da un fiume di amici e sostenitori Pasquale Cordoma, diciannovesimo sindaco di Montesilvano dal 1944, varca la soglia della casa comunale, si dirige al primo piano e si affaccia al balcone principale salutando con il Tricolore in mano la gente che lo acclama. Nella sala consiliare, sotto i riflettori delle tv, ripete che non si farà imporre scelte: «Nessun diktat: sono un uomo libero oggi e lo sarò domani». La giunta ce l'ha già in mente, ma non avrà vita facile a far convivere le tante anime di chi l'ha sostenuto. Tornato in piazza afferra il megafono: «Ce l'abbiamo fatta» scandisce tra gli applausi, «le sfide più belle da vincere sono quelle più difficili. Adesso siamo all'inizio della salita: da domattina si comincia a lavorare per cambiare Montesilvano». Il primo atto, annuncia, sarà la visita alla mensa dei poveri. «Da lì voglio dare un segnale». Un sorso da una bottiglia di Ferrari suggella la sua felicità in un anno formidabile: fra tre mesi, dopo 13 anni di matrimonio, la moglie Silvia, medico, lo renderà padre di una bambina di nome Nicole: «È un momento pieno di emozioni» dice la signora con brillanti occhi azzurri. |