La rabbia dei pensionati, cortei in 100 città. Moltissimi non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Giordano: l'Inps ha un tesoro di 3,1 miliardi, via lo scalone |
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ROMA. Molti di loro non arrivano neanche alla terza settimana e hanno chiesto in tutte le piazze d'Italia che il governo aumenti le pensioni, almeno a quel 25% che prende meno di 500 euro al mese. A un censimento fatto dai sindacati, sembra che al giorno di protesta abbiano aderito 200.000 persone in nome di quei 16,5 milioni rilevati nel 2005 come percettori di pensione. Il 31% di loro ha una pensione tra 500 e 1000 euro mensili e solo il 23% tra 1000 e 1500. La nota spiacevole della giornata è che per la prima volta la polizia ha disperso capannelli di «nonni» che si dirigevano disperati verso Palazzo Chigi. Il presidente Napolitano ha mandato una lettera ai sindacati per esprimere «apprezzamento» per il loro impegno. Anche il segretario dei Ds Fassino ha scritto che bisogna pensare «di recuperare almeno in parte il potere d'acquisto che le pensioni hanno perduto sensibilmente negli ultimi anni». Per il segretario dello Spi-Cgil Betty Leone e della Uil-pensionati Silvano Miniati «bisogna studiare un meccanismo strutturale per sostenere il potere d'acquisto dei redditi previdenziali». Insomma tutti i sindacati chiedono e chiederanno venerdì 15 al governo durante l'incontro a Palazzo Chigi, di rivalutare le pensioni cominciando da quelle più basse e di fare subito un fondo per la non autosufficienza. La protesta di ieri è apparsa come «un segnale che il sindacato manda al governo per orientare il confronto con le parti sociali», al segretario generale della Cgil Epifani. Ancora più esplicito Il leader della Cisl Bonanni che individua tre obiettivi: innalzamento subito delle pensioni più basse, coefficienti di trasformazioni affidabili che tengano conto dei nuovi parametri e decollo della previdenza integrativa. Il segretario dei pensionati Uil Miniati ha ricordato a Firenze che «tra le persone anziane cresce il timore che l'allungamento della durata della vita si riduca ad un aumento degli anni da trascorrere nella povertà, e nella non autosufficienza.». Tra i politici il ministro per lo Sviluppo Bersani ha messo le mani avanti sulle intenzioni del governo di alleviare «e portare sollievo alle condizioni di reddito più basse». C'è chi enfatizza il problema pensioni fino a farlo arrivare a cartina di tornasole per la tenuta della maggioranza. «Credo che sul tema delle pensioni si capirà se la presenza dei comunisti dentro al governo ha ancora un senso» ha precisato Marco Rizzo del Pdci. Nel programma di governo c'è scritto che la maggioranza si impegna a superare lo «scalone», cioè il fatto che secondo la legge Maroni a partire dal 1º gennaio 2008 si andrà in pensione a 60 anni e a 35 anni di contributi, anzichè 57 come fino al 31 dicembre. Il ministro del Lavoro Damiano ha proposto di passare a 58 anni nel 2008, a 59 nel 2009 e via via fino a 62 anni. Su questo la sinistra del governo non è d'accordo. Il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ha già detto di essere contrario agli scalini fino ai 62 anni. Ieri il segretario di Prc Giordano ha annunciato che i risultati economici dell'Inps sono in attivo di oltre 3,1 miliardi. «Non esistono più alibi» ha detto «per non rispettare alla lettera quanto concordato nel programma su pensioni, lavoro e stato sociale, a partire dall'abbattimento dello scalone». |