Data: 13/06/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Il primo giorno di Cordoma: via l'auto blu. Il nuovo sindaco di Montesilvano annuncia la riduzione dell'Irpef entro fine anno

Sabato grande festa con i cittadini Ecco il totogiunta Brocchi non ci sarà

MONTESILVANO. Non è escluso che lo si vedrà arrivare in Comune a bordo della sua Lancia Flavia del 1970, o sulla gloriosa Seicento del 1960. Appena eletto, Pasquale Cordoma lancia un nuovo stile: via l'auto blu, che costa troppo alle casse comunali. Userà una delle sue.
Appassionato di vetture d'epoca, il nuovo sindaco di Montesilvano è deciso a far riconsegnare al concessionario la berlina in leasing: «Posso utilizzare quella del presidente del consiglio, oppure prenderò una delle mie che darò in comodato d'uso al Comune» ribadisce il giorno dopo i festeggiamenti per la vittoria. Piccoli segni di rigore, in una città che vuole lasciarsi alle spalle lo scandalo che ha cancellato la giunta di Enzo Cantagallo. «È mia intenzione mettere all'asta qualche inutile soprammobile che si trova nella stanza del sindaco, il ricavato lo daremo ai poveri» aggiunge. I suoi primi atti da sindaco li ha già annunciati: la ricognizione della situazione finanziaria del Comune, con l'obiettivo principale di recuperare gli oneri concessori non pagati. «Si tratta di circa 2,5 milioni di euro: farò di tutto per riprenderli». Poi la riduzione delle tasse: «Punto ad abbassare l'Irpef dallo 0,8 allo 0,4 entro la fine dell'anno». Le priorità saranno il sociale e la sicurezza, con un giro di vite sui nomadi e sull'occupazione abusiva delle case popolari, la riqualificazione delle scuole, il nuovo distretto sanitario. «E creerò una squadra di operai che possa intervenire quando è necessario, per evitare il ricorso a ditte esterne».
Cordoma, che sarà proclamato ufficialmente sindaco mercoledì prossimo (poi avrà 20 giorni per convocare il consiglio), ha il vantaggio di arrivare dopo la bufera giudiziaria, con il vento in poppa di un risultato elettorale di dimensioni insperate (il 62,96 per cento). Ma il vantaggio, se le attese dei cittadini non fossero rispettate, potrebbe trasformarsi in un boomerang. E il sindaco, che ieri pomeriggio ha incontrato il suo staff per l'analisi del voto, lo sa bene: «Mi sento carico di responsabilità: è una delega pesante quella che i cittadini hanno voluto darmi, ma sento che con il buon senso, il sacrificio e il lavoro si farà tutto. Questo» sottolinea, «non è un voto espressamente politico, ma un voto alla persona, si sono fidati di me, delle mie parole. I cittadini mi hanno dato mandato di cambiare la città, spero di poterlo fare. Vincere di così larga misura significa che è un voto "in prestito". Non ci saranno inciuci né rispolvererò vecchi personaggi».
L'ha detto più volte dopo la dichiarazione di voto dell'ex city manager Leo Brocchi, lo ripete: «Non ci sono accordi: nessuno che sia appartenuto al vecchio sistema andrà in giunta, né occuperà cariche istituzionali. L'elezione del presidente del consiglio spetta ai consiglieri, ma l'indirizzo è che vada a un esponente della maggioranza». Strada sbarrata all'ex avversario, che ha ritrovato al secondo turno la via del centrodestra. Sarà consigliere, nulla di più. Del resto le caselle della nuova giunta sono già tutte occupate: Alleanza nazionale, che esprime il sindaco, avrà due assessori, con ogni probabilità i più votati della lista Carlo Tereo de Landerset e Ferdinando Di Giacomo; tre andranno a Forza Italia, dove sono in pole position Ernesto De Vincentiis, Claudio Daventura e Cristina Di Giovanni, figlia del costruttore Raffaele Di Giovanni. Con lo scivolamento delle liste dopo la nomina degli assessori, entrerebbe in consiglio anche il genero dell'imprenditore, Francesco Maragno, secondo dei non eletti. Il puzzle della giunta prevede per l'Udc due assessorati (in lizza Paolo Cilli e Mimmo Di Giacomo) e la presidenza del consiglio, carica che dovrebbe andare a Valter Cozzi, uno dei campioni del voto del 27 e 28 maggio. Un assessore, infine, a ciascuna delle altre tre liste che hanno sostenuto Cordoma al primo turno: Libero (Corrado Carbani), Dc per le autonomie (si parla di Antonio Domani, nonostante il più votato sia stato Vittorio Catone, nipote del coordinatore regionale Giampiero Catone), Riformatori e Liberali.
Questo il canovaccio in mano ai partiti, ma sarà necessario ancora qualche giorno al nuovo sindaco per sciogliere le riserve. Ieri, dopo una serata di brindisi alla Conchiglia azzurra, con un centinaio di persone, prima, a One&co, in piazza della stazione, poi, un dopocena durato fino all'alba, Cordoma ha staccato il telefono fino al primo pomeriggio per godersi qualche ora di tranquillità con la moglie Silvia, che fra tre mesi darà alla luce la loro bambina. Sabato inviterà i cittadini a festeggiare con lui la vittoria. Ancora da decidere lo spazio: piazza Diaz, o l'Acquadiscosplash. Non è detto che non stupisca tutti presentandosi senza il pizzetto, come gli ha chiesto il leader dell'Udc Pierferdinando Casini, ma il sindaco appare restio a separarsi dalla sua barba: «Ci sto pensando, ma è difficile» ammette. Di certo continuerà a esercitare la sua professione: «Ho molti pazienti che sono già in fibrillazione all'idea che io smetta di lavorare: il rapporto tra medico di base e paziente si basa sulla fiducia, non posso tradirli».

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