Data: 15/06/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Assalto e frenata sul tesoretto. Stop di Padoa-Schioppa: richieste inquietanti al vertice dell'Unione

I conti «ballano», solo dopo l'autotassazione il ministro avrà il quadro Tensione al vertice: le risorse sono scarse

ROMA. Pensioni, questione casa, investimenti per infrastrutture, ricerca e formazione, sicurezza. Sono i cinque punti che il presidente del Consiglio, Romano Prodi, indica ai capigruppo di maggioranza per il rilancio dell'azione di governo in vista del varo del Dpef. «Dobbiamo far fronte a tanti bisogni, ma le risorse sono limitate», dirà poi al Tg1. Ma sulle pensioni corre già voce che il confronto che si apre oggi a Palazzo Chigi con i sindacati porti a un rinvio a settembre delle decisioni più importanti, scalone in testa.
I sindacati fanno già muro: «Occorre dare certezze ai lavoratori - dice Guglielmo Epifani, Cgil - e che il governo parli con una sola voce, altrimenti il confronto non ha senso». Prodi dice anche altro: «L'impopolarità è stata una scelta, un'esigenza per fare gli interventi che permettessero poi di accelerare il rilancio e lo sviluppo». Ora, aggiunge, «serve una normalità di dialogo fra governo e maggioranza».
Ministro esuberante. Prodi fa i conti senza l'esuberanza di Tommaso Padoa-Schioppa cui deve aver fatto bene la giornata «Speciale» in Senato. All'inizio della riunione entra in rotta di collisione con Dario Franceschini, Ulivo, e Gennaro Migliore, Rifondazione, per la frase sulle liberalizzazioni: «E' da deplorare - dice il ministro - che alcune misure contenute nei provvedimenti di Bersani siano state bocciate dal Parlamento». Apriti cielo: «Purtroppo per il ministro l'Italia è ancora una Repubblica parlamentare», gli rispondono stizziti Franceschini e Migliore. Padoa-Schioppa insiste e coagula contro di lui anche Mauro Fabris, Udeur, e Angelo Bonelli, Verdi. Alla fine deve intervenire Prodi.
«Richieste inquietanti». Tensione che si ritrova anche in altre dichiarazioni di giornata del titolare dell'Economia: «Il quadro degli utilizzi dell'extragettito che emerge dalla richieste è estremamente inquietante: pari a circa 15-20 miliardi di euro, quattro cinque volte le risorse disponibili». Risorse sulle quali per ora non fornisce cifre definitive: «Venite voi al mio posto - dice ai partecipanti alla riunione di Palazzo Chigi - ma anche al ministero una cifra non la troverete, occorre attendere l'autotassazione di giugno». E ancora: «In questo momento le cifre stanno ballando in peggio. La stima delle risorse varia di giorno in giorno perché la spesa pubblica è di 750 miliardi e le cifre su cui ragioniamo sono increspature su un mare profondo 5mila metri».
Conti sullo scalone. Il ministro dell'Economia parla anche delle pensioni, per dire che si augura «una chiusura prima del varo del Dpef». Dice così anche il ministro Damiano: «Lavoro per chiudere entro giugno». Poi però al ministero dell'Economia fanno due calcoli e si accorgono che l'abbattimento dello scalone ha un costo elevatissimo. 486 milioni nel 2008, 4 miliardi e mezzo nel 2009 e 9 miliardi e 172 milioni nel 2012. Insomma se si toglie lo scatto a 60 anni occorre trovare risorse che valgono ben più dell'extragettito. La proposta su cui si lavora è passare a 58 anni di anzianità dal 2008.
Il costo dell'Ici. Pensioni problema anche per la loro consistenza. «Va bene aumentare le minime - dice Luigi Angeletti, Uil - ma poi vanno aumentate anche le altre». L'Udeur insiste per il taglio dell'Ici, idea anche di Rutelli. Ma Padoa-Schioppa taglia corto: «Costa 3 miliardi».
Riparte la concertazione. Oggi parte la concertazione con i sindacati in vista del Dpef. «Il dialogo paga sempre», dice Romano Prodi. Intanto si prepara un percorso che da qui porti, attraverso il Dpef, fino alla Finanziaria. «Cambiamo metodo - annuncia Enrico Letta, sottosegretario alla Presidenza del consiglio - quest'anno ci sarà maggior coordinamento fra governo e maggioranza». Così prima del varo del Dpef e dell'eventuale decreto legge sulla destinazione dell'extragettito ci sarà un nuovo incontro, il 25 giugno, quando sarà chiara l'entità dell'autotassazione.
Tre ipotesi tesoretto. Poi si potrà ragionare anche sulle tre ipotesi in campo per il varo del decreto legge «tesoretto»: se subito dopo l'approvazione del Dpef da parte del consiglio dei ministri, o alla metà di luglio, o insieme alla presentazione della Finanziaria, a fine settembre. Il consiglio dei ministri di oggi, intanto, decide il taglio di 80 uffici periferici del Tesoro in 40 città. Risparmi previsti 4 milioni, sindacati che si allarmano e che parlano di 1800 lavoratori a rischio mobilità.

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