Data: 17/06/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Il governo afgano scagiona e libera Hanefi. Non è un complice dei talebani Ma resta ricoverato in carcere

Questo è il frutto della trattativa segreta tra Sequi e il capo della sicurezza di Hamid Karzai

KABUL. Rahmatullah Hanefi, l'uomo di Emergency che ha mediato per la liberazione di Mastrogiacomo da tre mesi in un carcere segreto dell'intelligence afgana, è libero. Si trova ancora nell'ospedale del carcere dov'è detenuto, ricoverato diversi giorni fa per una complicazione renale, ma già oggi o al più tardi domani, potrebbe tornare a respirare l'aria oltre le sbarre. La notizia l'ha data ieri mattina Emergency. «Prosciolto da ogni accusa» dice tirando finalmente il fiato il fondatore Gino Strada.
«Per la sua liberazione definitiva aspettiamo solo che il procuratore firmi il provvedimento di scarcerazione», continua Strada. Ad Emergency non nascondono la gioia per l'epilogo migliore che si potesse sperare, dopo tutto questo tempo, e cioè la decisione della magistratura afgana di non rinviare a giudizio uno dei più validi collaboratori dell'associazione umanitaria in terra afgana. «Un documento dell'autorità giudiziaria afgana, che decreta la chiusura del procedimento a carico e il proscioglimento di Rahmatullah Hanefi, è stato consegnato oggi (ieri per chi legge ndr) al suo avvocato. La scarcerazione conseguente - si legge nel comunicato diffuso dalla Ong milanese - avverrà in tempi brevi, in seguito ad adempimenti procedurali. Permangono le preoccupazioni per la salute di Rahmatullah e per il suo ritorno in ambienti nei quali sono state diffuse false accuse contro di lui. È a questo punto soddisfatta una condizione irrinunciabile perché Emergency accerti la possibilità di un riavvio delle sue attività in Afghanistan, dopo la distruzione dei rapporti perseguita dalle autorità locali in questi mesi». Se infatti Hanefi è libero, gli interrogativi non sono tutti chiusi. Che garanzie ci sono sulla sua incolumità? Ed Emergency quali garanzie pretende per tornare in Afghanistan dopo essere stata accusata, come Rahmatulla Hanefi, di essere un organismo fiancheggiatore dei talebani e dei terroristi di Al Qaeda? Rahmatullah era stato arrestato il 20 marzo scorso, all'indomani della liberazione dell'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, tenuto ostaggio per due settimane dai talebani nel sud dell'Afghanistan. Hanefi aveva agito da intermediario con i sequestratori ed era stato poi proprio lui a recarsi sul luogo fissato per la consegna del giornalista. Ma, dopo la liberazione di Mastrogiacomo, a sorpresa, venne arrestato e senza che le autorità afgane abbiano mai formalizzato i capi di imputazione nei suoi confronti. Inoltre, in diverse dichiarazioni alla stampa italiana, i servizi di intelligence afgani avevano fatto sapere di ritenerlo un «fiancheggiatore dei talebani, se non addirittura un loro miliziano travestito da operatore umanitario». La tensione tra Roma e Kabul è durata dunque quasi tre mesi. Poi la vicenda si è risolta nel giro di una manciata di giorni dopo un lungo braccio di ferro tra afgani e italiani. Dieci giorni fa Ettore Sequi, il nostro ambasciatore a Kabul, incontra Zalmai Rassul, il consigliere per la sicurezza nazionale della Repubblica dell'Afghanistan. Il consigliere di Karzai è un uomo potente ed è a lui che rispondono i servizi segreti. E' anche un uomo la cui parola è molto importante per la procura generale di Kabul. Rassul spiega al diplomatico italiano che deve ancora studiarsi il dossier di Hanefi e gli dà appuntamento all'inizio della settimana. L'ambasciatore intanto gli ha anche fatto presente - su diretta indicazione della Farnesina - che a Roma, il 3 luglio è in agenda la Conferenza internazionale sulla giustizia organizzata dall'Italia, a cui devono partecipare sia il presidente afgano Karzai che il neo segretario generale dell'Onu Ban ki-moon. E che non ci si può arrivare con un castello accusatorio fragile, indiziario o basato su vaghi reati associativi. Giovedì la svolta anche se la Farnesina resta muta. La fase è delicata ma circola la sensazione che il vento stia girando. Poi, ieri, la notizia del proscioglimento. Hanefi è libero. E la Conferenza di Roma ora è salva.

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