Data: 20/06/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Visco: ribellione? Non vedo la ragione. Per gli studi di settore il 53% degli autonomi dichiara troppo poco

ROMA. Il 53,8% dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dichiarano troppo poco al fisco. Hanno un giro d'affari che si aggira mediamente sui 193.600 euro, ma poi pagano le tasse solo su un reddito da 10.500 euro, certo più di un pensionato sociale, ma anche poco meno di un metalmeccanico con 15 anni di anzianità. I dati sono quelli ufficiali che emergono dalle ultime elaborazioni degli studi di settore. Riguardano il 2005. Vi sono stati applicati i nuovi criteri previsti dalla Finanziaria, sui quali monta la protesta. Servono ad evidenziare le irrazionalità che dividono in due l'Italia dei piccoli che producono. Da una parte i contribuenti «congrui» con il fisco, che dichiarano in media 45.800 euro. Dall'altro quelli che ci provano: dichiarano di avere ristoranti senza cucina, carne 'fresca' in giacenza da oltre 6 mesi, pneumatici in magazzino tali da ricoprire tutto il negozio con colonne di gomme alte più di 10 metri. La polemica arriva anche da sinistra. Il presidente della Confesercenti, il diessino Marco Venturi, ne parla durante la sua assemblea annuale. Dice degli studi: «Noi non intendiamo subire in silenzio. Il sentimento è quello della 'Diserzione' di massa e noi non saremo in vacanza». Il vice-ministro per l'Economia Vincenzo Visco ribatte. Prima morbido: «nessun automatismo nell'applicazione degli studi bensì l'utilizzo di tutte le garanzie possibili». Poi un po' più deciso: «è evidente che c'è una robustissima evasione anche se la non congruità potrà essere spiegata in casi specifici». Quindi, facendo riferimento ai dati, più graffiante: «Non do molta importanza alle minacce di disobbedienza fiscale, per rivoltarsi serve una ragione e io sfido comunque a trovarla». Il fisco, rispetto agli scostamenti - spiega - chiede «100-200 euro in più al mese» e minaccia «maggior zelo» su chi ha i dati che non sono in linea. Lo strumento è quello dei controlli che potrebbero arrivare alla soglia del mezzo milione. I dati sugli studi di settore servono a fare chiarezza. «Non sono mai stati forniti in passato», spiega Visco. E servono per capire.

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