|
Tecnici al lavoro per superare gradualmente lo scalone: si punta sulle quote. Diliberto ribadisce: nel programma non c'è l'innalzamento dell'anzianità. Amato: liberi di scegliere ROMA. Timidi segnali positivi, dietro il grande scontro sul Dpef e le pensioni che oppone la linea del rigore del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, la sinistra di governo e i sindacati. Da un lato il lavorio dei tecnici che stanno trovando un'intesa per superare lo scalone nel 2008 per arrivare a un sistema di quote dal 2010. Dall'altro il governo che fa sapere a maggioranza e parti sociali che il Dpef, dopo le vacche magre del risanamento, sarà improntato allo sviluppo e a favore dei cittadini. La tensione rimane però molto alta. I sindacati sono convinti che i termini di Padoa-Schioppa siano addirittura provocatori, mentre il presidente del Senato ed ex-sindacalista Franco Marini e il leader della Margherita Francesco Rutelli si raccomandano di tener duro e far tornare i conti. Il segretario della Cgil Epifani avverte che «se martedì prevale la linea di Padoa-Schioppa l'accordo non si fa. Non ci sono altri margini di manovra». E ricorda che il ministro non ha mai avuto un atteggiamento conciliante: «Due giorni fa, dopo aver chiuso un buon accordo per gli ammortizzatori sociali, il ministro dell'Economia è intervenuto e sembrava che facesse apposta per far saltare tutto». Secondo il leader Cgil, «o il governo è in grado di fare una svolta rispondendo alle attese di milioni di lavoratori, pensionati, precari, oppure entra in crisi». Anche Raffaele Bonanni sembra stufo delle tante anime di questo governo: «Martedì il governo dica una parola che sia unica». Secondo la Cisl per le spese sociali sarebbero disponibili altri 1,5-2 miliardi. Bonanni insiste che «serve un accordo sulle pensioni nell'interesse del Paese», altrimenti ci sarà una vasta mobilitazione, «assedieremo il governo, non staremo fermi». Ma arriva poi ad accettare la proposta Damiano di ammorbidire lo «scalone» (il fatto che si vada in pensione a 60 anni anche con 35 anni di contributi dal primo gennaio 2008) a favore degli «scalini». Molti si sono schierati contro la lettera dei quattro ministri della sinistra che censurano Padoa-Schioppa. Cesare Damiano, parte in causa nella riforma previdenziale come ministro del Welfare, ha respinto al mittente le critiche sull'andamento nel negoziato ricordando che «le trattative con le parti sociali sono cominciate il 29 marzo e hanno già prodotto dei risultati, come la decisione di destinare un miliardo e 300 milioni alle pensioni più basse che i sindacati hanno apprezzato». Damiano ha anticipato che lo scalone non potrà essere abolito perchè troppo costoso «ma potrà essere ammorbidito». «Per affrontare il tema» ha spiegato «dobbiamo andare oltre i 2 miliardi e mezzo che abbiamo già stanziato. Noi pensiamo a migliorare le decisioni prese dal governo precedente». Quanto alle risorse «abbiamo già parlato di razionalizzazione degli enti previdenziali e di abolizione dei privilegi». «La Cisl è disposta anche agli scalini, pur di superare la vicenda. La parola ora ce l'ha Prodi: esprima la posizione del governo per salvare questa contrattazione», ha risposto subito Bonanni. «Mi sembra un importante passo avanti» ha replicato lo stesso Damiano. I tecnici sono al lavoro. Dal 2010, restando il dato dei 58 anni, si applicherebbe la «quota», cioè la somma tra l'età e i contributi. E questa somma sarebbe, sembra, 95 o 96 (la seconda è l'ipotesi del governo). Quindi probabilmente il governo martedì prossimo proporrà di andare in pensione dal primo gennaio 2008 prossimo a 58 anni, rallentando le successive età pensionabili a quando si avranno gli effetti di risparmio dalle sinergie degli enti previdenziali. Il ministro Ferrero chiarisce di non aver voluto con la lettera indebolire Prodi «perchè si discute tra persone civili» e Fabio Mussi respinge l'accusa di estremismo «perchè a proposito del Dpef votare un testo che si conosce è solo riformista e non estremista». Il ministro degli Interni Giuliano Amato ribadisce: «Si deve essere liberi di andare in pensione quando si vuole, quindi con trattamenti economici diversi». Franco Marini e Francesco Rutelli però si schierano dalla parte di Padoa-Schioppa. Il presidente del Senato sostiene che il ministro dell'Economia farebbe benissimo «a portarsi la calcolatrice» perchè è così che si fanno le trattative. E quanto all'età pensionabile «un rigido no, rifiutando un discorso su un parziale, attento e contrattato aumento dell'età, non può essere sostenuto». «Nel programma non c'è l'età pensionabile» ribatte Oliviero Diliberto. Secondo Rutelli ne va della spesa previdenziale delle future generazioni. «Dalle concertazioni» ha detto «con le parti sociali e dal confronto politico deve uscire un accordo responsabile, ma la spesa previdenziale deve essere sostenibile per i decenni a venire». |