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TRENTO. Il grande mediatore, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Enrico Letta, considera l'accordo «a un passo». Senza rinunciare a sottolineare le asprezze del ministro dell'Economia Padoa-Schioppa, il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, si ammorbidisce e chiede al governo «un compromesso intelligente». Dopo l'apertura agli scalini ad opera del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, lo scalone-pensioni sembra più superabile, nonostante le resistenze della Uil che vorrebbe un esecutivo in rado di scelte più politiche e meno aritmetiche su un tema di così grande impatto sociale. La «due giorni» di Levico Terme, dove si è svolta la Festa Nazionale della Cisl proprio alla vigilia del nuovo faccia a faccia governo-sindacati di domani, sembra aver ulteriormente allargato gli spazi per un'intesa. Dopo aver incassato anche l'appoggio di riformisti illustri come il presidente del Senato Franco Marini e il ministro degli Interni Giuliano Amato, il partito dell'accordo si presenterà dunque più forte al tavolo di Palazzo Chigi. «L'accordo è a portata di mano - ha affermato infatti al suo arrivo a Levico Letta - Sullo scalone adotteremo gradualità sia per la sostenibilità dei conti sia per la salvaguardia delle future pensioni dei giovani». Un giudizio che ha confermato al termine del dibattito con i leader sindacali e con il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta e quello di Confcommercio Luigi Taranto: «Mi sembra - ha detto - un bel passo avanti. Sono molto ottimista». A chiedere uno sforzo politico al governo, è stato invece Epifani. «Il primo passo tocca al Governo, noi siamo impegnati a superare lo scalone, a fare un accordo - ha sostenuto il numero uno della Cgil - ora serve un compromesso intelligente e avanzato, che risponda alla qualità delle domande del sindacato. Che si sposti verso le domande dei lavoratori. Faremo l'accordo migliore possibile per la nostra gente, per i lavoratori ed i pensionati». Epifani però non ha dimenticato le parole e le mosse recenti del ministro dell'Economia e ha avvertito: «Fino ad oggi la rigidità di Padoa-Schioppa è stata un problema». Forse - ha aggiunto riferendosi sempre al titolare di via XX Settembre - «c'è qualcuno che pensa che fare un accordo con il sindacato non va bene». E, ricordando la fuga dei dati della Ragioneria dello Stato sul sistema previdenziale, ha concluso: «Il ministro ha sbagliato e se continua così rende difficile la trattativa». Posizione meno possibilista in casa Uil. «Se l'atteggiamento del governo non cambia, le possibilità per una soluzione positiva sono molto, molto basse», ha tuonato infatti Angeletti, secondo il quale l'accordo «o si fa con la calcolatrice o si fa facendo politica: le due cose insieme non stanno». Invece «l'atteggiamento del governo è ambiguo. Non fa capire la decisione politica». Un esecutivo «che non è mai deciso e convinto ad una negoziazione dei costi dell'accordo». Per questo le mosse dell'organizzazione di via Lucullo «saranno misurate sull'atteggiamento del governo. Se danneggerà i lavoratori faremo quello che fa un sindacato: sciopero». E se il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta ha confermato che per le imprese sullo scalone «non c'è bisogno di intervenire, soprattutto per non aggravare la finanza pubblica», mentre da salvaguardare sono flessibilitàe legge Biagi, il padrone di casa a Levico, Bonanni, si è detto convinto che l'intesa sarà raggiunta e che sarà una buona notizia per tutti, soprattutto per il Paese vero, quello dei cittadini e dei pensionati. «L'accordo si deve fare - ha sostenuto - bene che la Cgil chieda un compromesso. E anche sulla gradualità per superare lo scalone, sono convinto che in fondo in fondo sarà condivisa». Certo, ha ammesso, le risorse, i soldi, sono pochi, ma «meglio poco che niente», soprattutto in virtù del fatto che «non c'è scambio», non c'è, per il sindacato, posta da pagare. Per chi ha bisogno di ammortizzatori sociali, per chi vive di pensioni minime invece, «sarebbe una buona notizia». |