Data: 26/06/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Pendolari in rivolta, traffico dei treni in tilt. I biglietti sono troppo cari, in duecento occupano la stazione Tiburtina

ROMA. Ha mandato in tilt le Ferrovie e bloccato migliaia di persone sui treni, una protesta cominciata all'alba di ieri di circa 200 pendolari settimanali che dalla Campania vanno a lavorare al Nord. Solo a metà pomeriggio da Trenitalia hanno fatto sapere che la situazione si stava regolarizzando: restavano ancora sei treni a lunga percorrenza con circa quattro ore di ritardo, dopo il caos, ieri mattina, per 30 treni a lunga e media percorrenza.
Oltre naturalmente a 80 treni regionali del Lazio con la conseguente deviazione di molti convogli sulla linea di Pisa. Problemi anche per tutti i viaggiatori che hanno chiesto il rimborso dei biglietti: nessun rimborso - hanno risposto agli sportelli delle stazioni - la causa dei disagi non dipende dalle Ferrovie. Una manifestazione aspra e con conseguenze pesanti, con un centinaio di passeggeri-pendolari senza biglietto, ha fatto dire al sindaco di Roma, Walter Veltroni, che «anche le proteste devono essere misurate rispetto ai disagi che si ripercuotono nei confronti dei cittadini».
Ma ha anche portato le associazioni dei consumatori a sostenere che «la protesta è intollerabile, non condivisibile perché danneggia migliaia di viaggiatori e spacca l'Italia in due, è il frutto avvelenato di una situazione esplosiva delle FS, che sta giocando sulla pelle dei pendolari portati all'esasperazione da ritardi, disservizi, soppressioni di treni, trattati come merce di scambio anche dall'azionista di maggioranza di Trenitalia, con il via libera ad allegri rincari a prescindere qualità dei servizi offerti».
«Noi siamo un'impresa e tutti quelli che salgono sul treno devono pagare un regolare biglietto», ha detto l'amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Spa, Mauro Moretti, ricordando che si è posto «il problema di riportare delle regole normali anche nel trasporto ferroviario». La storia comincia nel 2004 con la convenzione tra Regione Campania e Trenitalia: i pendolari settimanali pagano il 50% del biglietto, la restante cifra spetta alla Regione. L'accordo scade nel 2006 e da allora non è mai stato rinnovato. Tra l'altro, secondo l'assessore regionale al Lavoro, Corrado Gabriele: «Trenitalia non ha mai presentato richiesta di rimborso. Il che significa che la Regione Campania non ha mai pagato nulla in merito a questa convenzione».
Le testimonianze degli utenti coinvolti arrivate sono state innumerevoli.
Gianni, Roberto e Marco sono i tre ragazzi del servizio minibar, della società milanese Chef express. Affacciandosi dal finestrino, a torso nudo per il gran caldo, raccontano scoraggiati di non potersi assolutamente muovere: «Non sappiamo più da quante ore siamo su questo treno, ma non possiamo lasciare il materiale incustodito. Una vera tortura».
Oppure una signora incinta al 6 mese, partita, con un'ora di ritardo, alle 8,30 da Roma Termini verso Bologna, arrivata alle 12,15 a Pisa risalita su un altro treno per rientrare a Roma dove è arrivata alle 17, alla quale è stato negato anche solo un bicchier d'acqua.

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