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Ballano le cifre su aumenti delle minime e bonus. Il governo mette sul tavolo la piena indicizzazione delle pensioni fino a 2180 euro
ROMA. Gran finale notturno per le pensioni. Almeno così ha annunciato ieri sera alle 21 il premier Romano Prodi, mettendo in piedi tavoli tecnici dell'Inps, delle federazioni pensionati, dei sindacati confederali, del Tesoro per definire l'accordo complessivo sulle pensioni. «Penso che stanotte sia probabile che troveremo un accordo anche se ci sono ancora molti punti di differenza», ha detto senza scomporsi. E ricordando perfettamente che l'ultima volta fu trovato un accordo alle 8,30 di mattino. Per stamane convocazione ufficiale di tutte le sigle sociali. Tra i punti di differenza, il più difficile è stato: a quanti pensionati vanno gli aumenti di 40 o 60 euro promessi? Ammesso che l'una tantum di 250 euro vada solo ai pensionati a 500 euro al mese con un decreto legge ad ottobre, quanti dal primo gennaio potranno contare su un aumento per piccolo che sia? Una platea di due milioni di pensionati, oppure fino a 850 euro, cioè quattro milioni di pensionati? I sindacati vogliono anche che si faccia una distinzione tra chi ha avuto un assegno sociale e chi ha maturato una bassa pensione comunque lavorando. Infine, sempre secondo i sindacati, la gente ha diritto di sapere subito (e non dalla finanziaria di settembre) se dal primo gennaio andrà in pensione oppure se lo scalone (il passaggio dai 57 ai 60 anni di età con 35 anni di contributi, voluto dallo scorso governo) avrà soluzioni diverse e di passaggio: dagli scalini alle quote che potrebbero oscillare tra 95 e 96 (età anagraficca più contributi). Al pessimismo dei sindacati (che fanno la loro parte per ottenere più possibile) ha fatto da contrasto per tutta la giornata l'ottimismo del ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, il quale, confermando di essere in trattative con Bruxelles, ha lasciato capire che non ci sono grossi ostacoli alla chiusura «di una vertenza storica», come l'ha voluta definire. Ed effettivamente di storica c'è una proposta del governo. Le pensioni più basse, quelle fino a tre volte il minimo, erano le uniche ad avere il 100 per cento di rivalutazione con l'indice Istat dell'inflazione. Nel 2007 il minimo è stato di 436,14 euro. Ora il governo avrebbe proposto che l'indicizzazione totale dell'inflazione sia estesa alle pensioni che vanno dai 1308 euro ai 2180 euro. Per quelle superiori resta l'aggancio al 75 per cento. Inoltre per la prima volta è stato accettato che si faccia un osservatorio tra sindacati e governo per capire di quanto si sono effettivamente svalutate le pensioni, al di là di qualsiasi automatismo Per i sindacati tutta questa effervescenza per le misure finora concordate è fuori misura. «Troppo ottimismo» sentenza Guglielmo Epifani (Cgil). E' evidente che i sindacati vogliono mettere da parte, devolvendo con chiarezza ad una commissione di studi, la revisione dei coefficienti che servono da parametro per l'entità degli assegni da percepire, visto che i veri risparmi per le casse dello stato si avranno a partire dal 2017, quando i pensionati andranno in pensione solo con il contributivo. A Bruxelles si guarda con apprensione all'esito di questa trattativa. Il vicepresidente della Commissione Ue Franco Frattini ha sfidato il ministro Padoa-Schioppa a dimostrare «che il livello della spesa non cresce pericolosamente». La maggioranza di sinistra ovviamente preme e ricorda che nel programma è prevista l'abolizione dello scalone e non il suo ammorbidimento, ma Prodi nega che il suo governo abbia «ceduto alle pressioni della sinistra». Il premier è sembrato ostentare particolare sicurezza: «E' dal primo giorno che sono al governo che dicono che cado il giorno dopo. Quindi io prego tutti di continuare con questa novena perchè incoraggia la nostra attività, soprattutto adesso che stiamo raccogliendo i frutti di un anno di lavoro complicato, difficile».
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