|
ROMA. Anche Aeroflot è uscita di scena. Un solo pretendente, adesso, è in corsa per Alitalia, l'Airone di Carlo Toto sostenuta da Intesa San Paolo. Corre senza rivali ma la strada è tutta in salita dopo che il patron della compagnia aerea ha presentato il suo piano ai sindacati. Un risanamento che costerebbe 2350 posti di lavoro, un po' tanti secondo molti dipendenti della ex compagnia di bandiera. I conti, intanto, non vanno bene. E non solo per l'1,08 per cento perso ieri in Piazza Affari, con il 3 per cento del capitale passato di mano. Ma, soprattutto per gli oltre 606 milioni di euro di perdite con le quali si è chiuso il bilancio consolidato 2006. Quello sul quale Toto, o chiunque altro dovesse mettere mano ad Alitalia, deve fare i conti per riportare stabilità nell'azienda. La questione tagli pesa da tempo su Alitalia. Prima ancora della privatizzazione, prima ancora del profondo rosso degli ultimi due anni. Ogni piano industriale è naufragato sui tagli. Allo stesso tempo sono affondate le velleità di Aeroflot di usare Alitalia coma cavallo di Troia per l'Europa mediterranea. I russi avrebbero voluto mano libera sul riassetto degli organici, ma i paletti posti dal governo li hanno scoraggiati. Lo hanno scritto chiaro e tondo in una nota, firmata da Aeroflot e dal partner finanziario Unicredit Banca Mobiliare: «Dopo aver effettuato un'attenta analisi delle condizioni poste per la procedura di orivatizzazione di Alitalia, il consorzio ha deciso di non proseguire». Un'attenta analisi sostiene di averla fatta anche Toto, concludendo che la soluzione al problema è la mannaia. Questo il piano dei tagli, da operare fra il 2008 e il 2012: 550 prepensionamenti, 1400 tagli al personale di terra, 300 ai piloti e 100 agli steward. Per chi resta più lavoro, puntano alla «massima potenzialità d'impiego». Toto, è stato poi spiegato, intende investire su rotte e vettori. Il piano, in base al quale dovrebbe essere presentata al Tesoro l'offerta vincolante del 12 luglio, prevede un aumento delle rotte delle frequenze e della flotta sul lungo raggio, la sostituzione degli MD80 con gli Airbus e l'aumento degli aerei sulle rotte regionali. Nonostante la durezza delle soluzioni proposte, il piano di Carlo Toto non è stato respinto. L'Unione piloti si è riservata una valutazione preferendo un commento interlocutorio. «Ci sono cose che dobbiamo ancora metabolizzare», ha detto Andrea De Nartis, uno dei responsabili del sindacato. «Vorremmo un'Alitalia che funzioni - ha aggiunto - che sia moralizzata, che non abbia sprechi e che possa dare certezze sul futuro dalle faniglie italiane. Di certo la gara poteva essere effettuata con una trasparenza maggiore». Il riferimento è a una mancanza di elementi denunciata da Aeroflot e al fatto che su undici concorrenti alla gara alla fine ne è rimasto in campo uno soltanto. Posizione di attesa, intanto, dal mondo politico dove ci sono da registrare una certa preoccupazione del governatore lombardo Formigoni. |