Data: 28/06/2007
Testata giornalistica: Rassegna sindacale
Caro Ichino, non ci conosci più di Valeria Fedeli (Segretaria generale Filtea Cgil)

Caro Ichino, il sindacato ha un codice etico centenario e lo tramanda di generazione in generazione. La cultura del lavoro, della responsabilità individuale e collettiva, di svolgere la propria attività professionale - da quella operaia a quella delle professionalità apicali -, nel migliore dei modi possibili, con correttezza, rispetto e dignità; non coprendo mai abusi o negligenze volontarie nella prestazione del lavoro, o abusi e scorrettezze nell'utilizzo dei diritti sindacali. Tutto ciò costituisce la nostra identità. Non puoi commettere un errore di lettura della nostra realtà, con il racconto di episodi minoritari (che, se denunci, vuol dire che conosci e quindi dovresti anche dire esplicitamente dove avvengono, e sono sicura che la realtà sindacale coinvolta interverrà per rimuovere gli abusi, se tali sono).

Confesso che, da qualche tempo, leggendo i tuoi articoli, mi chiedo perché un autorevole commentatore e studioso, quale sei, non scelga di contribuire a far conoscere la maggioranza della realtà dei comportamenti sindacali e dei lavoratori, che sono proprio l'opposto di quanto invece affermi nell'articolo del 24 giugno sul Corriere della Sera. Il sindacato e i lavoratori hanno una cultura del lavoro che mille storie raccontano. Lo potrebbero dire, con il sindacato, quegli imprenditori che hanno misurato concretamente la serietà, la dignità e la dedizione al proprio lavoro di tante lavoratrici e lavoratori. Questa cultura dei propri diritti e dei propri doveri vive diffusa nelle diverse amministrazioni pubbliche, come nei settori industriali e dei servizi. E non appartiene alla cultura del sindacato confederale definire "deboli" i lavoratori meno produttivi e quindi difenderli con le azioni che tu descrivi. Il sindacato rappresenta, negozia e fa votare piattaforme e accordi aziendali dall'insieme dei lavoratori. Sempre più spesso, negli ultimi anni, discute e condivide con i rappresentati le modalità per affrontare competitività, produttività, redditività delle aziende, e non copre certo chi, sottraendosi al proprio lavoro, lo "scarica" nei fatti sui propri compagni.

No, non ci conosci più. O meglio, scegli di vedere solo limiti ed errori, marginali numericamente, anche se sempre da condannare. Contribuisci invece a far vivere, a far conoscere, a far discutere e rappresentare all'opinione pubblica, il dna sindacale e il nostro codice etico di comportamento, che si manifesta nella larghissima maggioranza della nostra azione sindacale. Fai conoscere le buone e diffuse pratiche - metodo questo, se mi posso permettere, di chi sceglie di contribuire a costruire una convivenza sociale e civile rispettosa del lavoro di tutti, così come ci indica da anni anche la migliore cultura presente in Europa e nel nostro paese. Con stima

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