Data: 02/07/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tfr addio, le sorprese del silenzio-assenso. Chi non ha deciso viene iscritto a linee "povere" e senza aiuti aziendali. Ecco come difendersi

ROMA Il tempo è scaduto ma per passare ai fondi pensione c'è ancora tempo. Il 30 giugno è passato, ma questo termine è irrevocabile solo per i lavoratori che non avendo espresso alcuna volontà vedono ora dirottare il Tfr ai fondi senza possibilità di tornare indietro. Allo stesso modo chi ha espresso un'adesione esplicita al trasferimento non potrà ripensarci. Invece coloro che hanno comunicato la decisione di mantenere la liquidazione in azienda hanno sempre la possibilità di cambiare idea in qualunque momento successivo.
Proprio questa differenziazione è stata uno dei punti più contestati dell'operazione Tfr, la cui prima fase si chiude dopo sei mesi con un bilancio - dal punto di vista del governo - non così negativo come pure si era temuto. Secondo alcuni sondaggi sarebbero quattro su dieci i lavoratori che in una forma o nell'altra hanno spostato il Tfr verso i Fondi. Più o meno la quota auspicata dal ministro Damiano.
Tra coloro che da oggi non hanno più il Tfr prevale comunque la scelta esplicita. I "silenti" si trovano invece in una situazione del tutto particolare. I loro versamenti infatti verranno destinati alla linea di investimento più prudente, il comparto garantito: quella a più sicura ma anche a più basso rendimento. Dal punto di vista finanziario, si tratta di una scelta abbastanza simile a quella di chi ha lasciato il Tfr in azienda: qualcuno quindi - se informato - potrebbe ritenere più conveniente cambiare la linea di investimento.
C'è poi un'altro fatto di cui tenere conto. Nel caso di adesione tacita, se il soggetto in questione non era già iscritto al Fondo, viene inviata ad esso solo la liquidazione. Quindi, in assenza di altro contributo del lavoratore, non scatta nemmeno il contributo del datore di lavoro, che certamente renderebbe più appetibile il rendimento finale. La stessa situazione di chi fa parte non di un fondo negoziale ma non di uno aperto, oppure a sottoscritto una polizza assicurativa a carattere previdenziale (Pip).
I "silenti", dunque, farebbero bene ad informarsi dei rendimenti della linea di investimento alla quale sono stati iscritti d'ufficio e, se lo ritengono opportuno cambino linea. Per loro poi, come per chi ha aderito esplicitamente alla previdenza complementare, c'è la possibilità di cambiare fondo dopo due anni dall'adesione. Non si potrà invece riportare il Tfr in azienda. Questo naturalmente vale per i versamenti futuri, perché il Tfr accantonato prima dell'opzione per il fondo resta dov'è: e quindi viene rivalutato con le vecchie regole e verrà percepito in forma tradizionale.
Per tutti valgono invece gli altri diritti fissati dalla legge e recepiti dai singoli Fondi: possibilità di chiedere un anticipo fino al 75 per cento del capitale maturato per motivi come l'acquisto o la ristrutturazione della casa propria o dei figli o la necessità di far fronte a spese sanitarie. In caso di morte del lavoratore iscritto, prima della pensione, la quota potrà essere riscattata dagli eredi.

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