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PESCARA. «Non rispondo a chi oggi ci chiede di fare di più. Mentre ieri hanno riempito l'Abruzzo di Cda e di precari per gonfiare i propri voti e le proprie preferenze». Il presidente Ottaviano Del Turco non arretra di un millimetro. La decisione di azzerare i consigli di amministrazione degli enti regionali, di ridurre drasticamente stipendi e poltrone, è stata presa e non basteranno le polemiche del centrodetsra e, anche, di qualche esponente del centrosinistra a bloccarlo. Presidente lei è determinato, ma riuscirà a portare a termine il progetto taglia enti? «Questo provvedimento è una scelta di una classe dirigente politica che si mette in sintonia con il sentire comune della gente. E' il prodotto di una grande scelta politica. Io penso che è un contributo importante sia venuto dall'aria nuova che si respira con la costruzione del Partito democratico. La vecchia struttura della politica aveva bisogno di moltiplicare enti, consigli e consiglieri di amministrazione. Nel corso della passata legislatura, ne sono stati creati più di quanti ne abbia prodotto Wall Street. Ricordo il caso più singolare: un Cda di una azienda di trasporto regionale, proprietaria di 18 pulman, la vecchia giunta era stata capace di nominare 7 consiglieri di amministrazione. Un consigliere ogni tre pullman. A quanti mi chiedono di fare ancora di più prego solo di essere conseguenti: sostengano lealmente la giunta con le parole e con le opere. Oltre a predicare bene dovrebbero anche comportarsi bene». Presidente lei sa delle polemiche tra Ds e Margherita sorte sull'Aptr, sulle nomine e sulla mini riforma. Tutto oggi è stato spazzato dalla sua decisione di togliere tutte le poltrone e farne rimanere una sola quella del direttore generale. Non teme contraccolpi politici? «La giunta non ha deciso di partecipare alla discussione che si è aperta. Ha solo accelerato per l'Aptr la stessa decisione che avevamo preso per tutte le altre agenzie, ossia per l'Arta, l'Arssa, l'Arit, e l'Agenzia sanitaria: in tutti questi casi è scomparso il Cda e questo accadrà anche per l'Aptr». In conferenza stampa lei ha parlato di una decisione «eversiva». In che senso? «Perchè mette in discussione una cultura vecchia di molti anni e di molte legislature. Preferisco che la discussione in Abruzzo si faccia su un grande progetto di nuova e buona politica, anzichè litigare con i vecchi argomenti e della vecchia e pessima politica». A proposito di tensioni, alcune sono sorte all'interno del centrosinistra. Rifondazione e la Sinistra radicale accusano lei e il manager della Asl di Pescara, Balestrino di aver avuto sulla vicenda dei precari Asl un atteggiamento di disimpegno. Cosa replica? «A me è sembrato che Balestrino abbia operato con grande saggezza e lungimiranza. Non riesco a capire invcece le obiezioni del segretario di Rifondazione Comunista, Gelmini che fa risalire questa linea politica della giunta e l'attuazione che ne da Balestrino al Piano di riordino della rete ospedaliera, ignorando, peccato grave per un responsabile politico, che questa linea discende da una norma della legge finanziaria, che è stata approvata anche dai deputati del suo partito. Se io dovessi seguire la linea di Rifondazione secondo la quale, tutti i precari sono uguali, allora dovrei assumere alla Regione 1500 nuovi dipendenti, essendo l'Abruzzo la Regione, che vanta questo record negativo prodotto anche da una pratica clientelare inaccettabile. Hanno riepito la Regione di precari, sperando di vincerci le elezioni, e adesso dovrebbe toccare alla nuova giunta dare un colpo mortale alle possibilità di ripresa dell'attività in Regione. Mi stupisce molto che in questa vicenda si ritrovino alleati i vecchi marpioni dell politica delle mance, e anche uomini che appartengono alla sinistra più radicale. Io non mi lascio intimidire, e continuo a ripetere che ci sono figure professionali, indispensabili al funzionamento del sistema sanitario che vanno stabilizzate. Per gli altri occorre procedere a selezio ni che non abbaino nulla a che spartire con le clientele della vecchia maggioranza, abbiano ottenuto il 60% dei voti anche perchè abbiamo saputo dire in modo alto e forte che quella fase politica e di governo è chiusa» Ma se la sua coalizione le chiederà di tornare indietro, di girare la testa altrove e tornare un poco alle vecchie abitudini, lei che farà? «Ho già detto che per fare cambiare idea al presidente della Regione occorre cambiare il presidente della Regione. Presentare una mozione di sfiducia e non fare solo interviste sui giornali. Essere partiti di opposizione e di governo conteporaneamente è una pratica opportunistica che mi è culturalmente estranea». |