Data: 03/07/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il sindacato: orari e precariato, ecco l'altra faccia del boom

CITTA' SANT'ANGELO - Una buona risposta alla disoccupazione. Con questo slogan spesso le amministrazioni comunali sostengono l'apertura di nuovi grandi stabilimenti. Crescita occupazionale, senz'altro. E i numeri lo confermano. Dal 2001, l'inizio del nuovo boom della grande distribuzione, San Giovanni Teatino conta un migliaio di posti di lavoro in più. E in città, per privilegiare l'occupazione dei residenti, si è pensato addirittura a uno sportello per il lavoro e a una delega di giunta all'occupazione. A Città Sant'Angelo, i numeri sono meno incoraggianti, almeno per ora perchè «quando i nuovi centri lavoreranno a pieno regime», fa sapere l'assessore al commercio Rocco Secone, «gli occupati nel settore della grande distribuzione arriveranno anche qui alle 1.000 unità». «Ma ai numeri spesso non si accompagna una buona qualità dell'occupazione», avverte Antonio Terenzi, segretario regionale della Filcams Cgil.E' il grande nodo del comparto. «Il problema principale degli occupati nei centri commerciali e grande distribuzione», continua il sindacalista, «è di ordine contrattuale». Contratti a progetto, di associazione in partecipazione e chi ne ha più ne metta, nella giungla di una precarietà che colpisce il cinquanta per cento degli occupati, dalle cassiere ai commessi. La Filcams ha già avviato un progetto, "Occhi aperti sul mondo del lavoro", che porterà entro settembre a inquadrare con più precisione la situazione occupazionale nei centri commerciali. «Il dato più allarmante - precisa Terenzi - riguarda l'eccessivo ricorso ai tirocini formativi che assicurano dai 4 ai 6 mesi di lavoro, senza contributi né garanzie previdenziali e pure il rimborso è a discrezione dell'azienda. I giovani accettano ogni forma contrattuale nella speranza di poter essere in futuro stabilizzati e l'azienda può coprire i buchi del personale, soprattutto d'estate».
Sul fronte degli orari, dito puntato contro il lavoro domenicale e festivo. «Spesso niente maggiorazioni e fino a 20 giorni di lavoro no stop», tuona Terenzi. Sono stati intanto ridotti, per intervento della Regione, i giorni di apertura domenicale da 41 a 31. «Ma la legge fa acqua da tutte le parti - si lamentano alla Filcams - perché spesso i sindaci concedono deroghe. E poi nei Comuni, come Silvi e Cepagatti, dove ci sono i mercati ambulanti, anche i centri commerciali restano aperti tutto l'anno».

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