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Sarà la settimana decisiva, Prodi si giocherà tutto ROMA. Infilare la riforma delle pensioni nella finanziaria che si voterà in autunno. E' la soluzione che starebbe valutando il governo per «blindare» l'approvazione dell'eventuale accordo (dovrà comunque diventare legge entro il 31 dicembre), ma anche per far slittare un rischiosissimo voto parlamentare all'autunno inoltrato. L'accordo è comunque ancora tutto da trovare. Sia con i sindacati che all'interno della stessa maggioranza. Anche se continua a circolare con insistenza la soluzione a cui starebbe lavorando Palazzo Chigi per ammorbidire lo «scalone» introdotto dal governo Berlusconi (l'innalzamento improvviso da 57 a 60 anni nel 2008), assicurando però nello stesso tempo un graduale innalzamento dell'età pensionabile. La soluzione prevede infatti due «scalini» uno a 58 anni nel 2008, e uno a 59 diciotto mesi più tardi, cioè il primo luglio 2009. Dopo altri diciotto mesi, vale a dire dal primo gennaio 2011, si andrebbe poi in pensione a «quota 96» sommando età e contributi. E dunque 60 anni e 36 anni di contributi, oppure 61 anni e 35, o 58 anni e 38 e via dicendo. Una questione decisiva, soprattutto nel braccio di ferro con Rifondazione e la sinistra radicale, resta poi quella dei lavoratori che potrebbero essere esclusi da queste regole, a cui verrebbe cioè riconosciuto di svolgere lavori usuranti. Rifondazione chiede che siano esclusi tutti gli operai, ma è una soluzione che sembra impossibile sia per la vastità della platea (circa 8 milioni di lavoratori) sia perché sarebbero contrari anche i sindacati. Una possibilità potrebbe essere quella di escludere i «turnisti» costretti a lavorare su tre turni e dunque anche di notte. Detto questo, le distanze sembrano ancora grandi e la tensione politica tuttora altissima. Lo show down finale ci dovrebbe essere a metà della prossima settimana, probabilmente giovedì. Nella sua marcia di avvicinamento al momento clou, il governo spera di raggiungere lunedì un accordo con i sindacati sugli aumenti alle pensioni basse. Nello stesso giorno Tommaso Padoa-Schioppa sarà impegnato nel difficile tentativo di strappare un via libera a Bruxelles sull'ipotesi «scalini». Martedì Palazzo Chigi rafforzerà invece la sua posizione politica chiamando a partecipare alla trattativa anche i rappresentanti dei giovani. I ministri Padoa-Schioppa, Damiano, Melandri ed Enrico Letta hanno convocato infatti i responsabili del Forum nazionale delle associazioni giovanili che ieri avevano chiesto di essere ascoltati con una lettera a «Repubblica». Basterà a strappare un accordo ai sindacati e soprattutto alla sinistra radicale? Ieri sulla questione è intervenuto Piero Fassino dicendo chiaro e tondo che non può essere «uno scandalo» andare in pensione a 60 anni. Ma a sinistra tutti sembrano ormai bloccati dal terrore dello «scavalcamento». E a tirare le fila è per ora Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom, vicino al popolo no-global e antagonista, che anche ieri ha detto di «no» a tutte le ipotesi in campo. Una posizione che costringe Rifondazione ad allinearsi, bloccando così, per effetto domino, anche la Cgil. Ma anche Gavino Angius, appena uscito dai Ds, avverte che il governo rischia di cadere come nel 1998: «Rifondazione non può scaricare sulla maggioranza e sul governo le sue contraddizioni». |