Data: 10/07/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Del Turco: se non passa la riforma mi dimetto. Regione, i costi della politica. A settembre il centrosinistra in ritiro spirituale. E Di Matteo lancia: «Mandato bis per Ottaviano»

PESCARA - Che colpo. Glielo ha fatto ritrovare scritto sul Corriere della sera agli scalpitanti consiglieri regionali, quelli col mal di pancia, i criticoni, i disfattisti, gli anti-sanitaristi, quelli che addirittura arrivano a dire che con questo accordo taglia debiti alla fine non nasceranno più bambini a Giulianova, per esempio. «Se non passa la riforma degli enti sono pronto a tornare a casa», minacciava ieri mattina dalle colonne del giornale di via Solferino Ottaviano Del Turco, proprio alla vigilia del vertice di maggioranza. I consiglieri salva-poltrone non abboccano anche perchè di minacce così Del Turco ne fa una al mese, però il messaggio arriva a segno: nella riunione di ieri pomeriggio tutti allineati e coperti, anche l'assessore al Turismo Enrico Paolini sostenitore della mini-riforma Aptr si fa volontario per preparare l'emendamento che oggi in consiglio regionale spianerà la strada alla controriforma delturchiana, un direttore generale al posto del consiglio di amministrazione anche se in formato ridotto, la Margherita prova solo a dire che però gli accordi vanno rispettati. Certo, Del Turco dovrà fare i conti con i diellini capitanati da Maurizio Teodoro che stamattina riuniranno tutti i consiglieri perchè in fondo un po' la faccia con la nomina di Bruno Di Masci ce l'hanno rimessa; e con i capigruppo di maggioranza, e poi ancora con la voglia di filare via di tanti consiglieri, che così salverebbero ancora capra e consigli di amministrazione. Ma Del Turco è stato chiaro, «per avere un po' di attenzione ho dovuto fare come certe soubrette degli anni Cinquanta, che per attirare i giornali minacciavano il suicidio: solo che io faccio sul serio». E sul serio ieri al vertice ha detto che così in effetti non si può andare avanti: troppi scollamenti tra giunta, consiglio e partito. Per questo a settembre organizzerà un seminario con tutta la maggioranza, specie di ritiro spirituale sul modello Prodi e D'Alfonso, luogo ancora da decidere. In quell'occasione si farà un bilancio delle cose fatte e si organizzerà una azione di rilancio per il governo di centrosinistra. Ma prima di settembre, subito, dovrà essere approvata la riforma degli enti (e ieri in giunta è già stato dato l'okay alla delibera di indirizzo che abolisce tutti i cda e in alcuni casi riduce a tre i membri dei consigli), e soprattutto cambiare atteggiamento rispetto all'accordo Stato-Regioni sulla sanità: il monito è indirizzato ai malpancisti, perchè in giro se ne sentono davvero tante sui tagli della sanità e a lui non sta più bene. Il tono non è da nuovo accolito del Partito democratico, quando dice che sì, è vero, «Margherita e Ds storcono la bocca quando si parla di tagli dei consigli di amministrazione, ma anche loro dovranno adeguarsi, stiamo costruendo il Pd proprio per cambiare la politica, o no?».
Fatto l'accordo sull'Aptr, ammesso che l'emendamento della maggioranza riuscirà oggi a passare in consiglio regionale, la discussione scivola sulla politica. Lui dice chiaro e tondo che per Di Masci si sistemerà tutto, che insomma è consapevole degli accordi presi, e che sarà sua cura farsene carico. Traduzione: possibile il riciclo dell'esponente della Margherita in un altro ente, ammesso che i margheritini si accontentino. Battuta di un consigliere: «Ottaviano mi va bene tutto, ma perchè ogni tanto dici che ti dimetti?». Lui corregge il tiro: «Non ho parlato di dimissioni, ma della necessità di rendere conto ai miei elettori se la riforma sui costi della politica non dovesse passare». D'altronde, aggiunge, «dalla Cgil non mi sono dimesso per trent'anni». Dal fondo della sala un consigliere neppure tanto per scherzo si lascia sfuggire: «Che è, una minaccia?». Mezza minaccia: perchè a un certo punto è proprio il capogruppo dei Ds Donato Di Matteo a chiedere a Del Turco il secondo round, «questo governo deve fare almeno due legislature», e vorebbe che i consiglieri di maggioranza lì presenti si esprimessero subito, ad alzata di mano. Glissano tutti, qualcuno gli fa presente che il Del Turco-bis non si decide lì, che ci saranno le primarie, anche per le Regionali. Timidi scantonamenti. Ma quello di Di Matteo è il primo passo per l'investitura ufficiale, malpancisti permettendo.

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