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Appello di Veltroni in difesa dei giovani. Dure repliche di Cisl e sinistra radicale. Bonanni critica anche Margherita e Rutelli Gli autonomi: perché trattati diversamente? ROMA. Una colazione ieri a Palazzo Chigi di Romano Prodi con il ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa, quello del Wefare Cesare Damiano e il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta. Oggetto: la situazione e le polemiche di questi giorni sulle ipotesi da proporre ai sindacati per superare lo scalone (il pensionamento a 60 anni di età con 35 anni di contributi a partire dal primo gennaio secondo la riforma Maroni). L'intesa di due notti fa sugli aumenti delle pensioni minime «è una buona intesa» «è un primo passo e può rappresentare un buon viatico se il governo ascolta le ragioni del sindacato», commenta Guglielmo Epifani (Cgil). E Raffaele Bonanni (Cisl) sostiene che «si troverà un accordo anche sullo scalone». Sempre «se si useranno le stesse modalità, la stessa intelligenza, la stessa pazienza». Non vede positivamente l'intesa, Carlo Sangalli, segretario Cna, che commenta di non comprendere «per quale motivo le risorse derivanti dall'intera collettività, debbano essere destinate in misura diversa a una categoria piuttosto che ad un'altra». I sindacalisti però si aspettano da un momento all'altro la mediazione di Prodi che dovrebbe ricalcare quella di Damiano: 58 anni dal prossimo gennaio e poi un mix tra anni di età e contributi che dovrebbe fare una cifra poco superiore a 95. Un'ipotesi che ieri ha avuto una nuova approvazione da Piero Fassino (Ds). Ma intanto è esploso un nuovo fronte di polemica e riguarda lo scontro generazionale. A proporre un «nuovo patto» tra generazioni era stato ieri Walter Veltroni: «Vorrei rivolgermi alle organizzazioni sindacali per rivolgere loro un appello, perchè accettino la sfida di un nuovo patto tra le generazioni che cambi radicalmente il volto del Paese». «Credo che tutte le forze debbano capire che sono i giovani, oggi, i più discriminati» aggiunge Veltroni «i più aggrediti da un assetto della società che volta loro le spalle. Tre milioni di ragazzi si trovano nella stessa situazione di sfruttamento in cui si sono trovati gli operai che il sindacato ha giustamente difeso e tutelato». Trova il consenso esplicito di Tommaso Padoa-Schioppa che parla di un patto «rotto se non tradito» con i giovani costretti a subire «le dure conseguenze delle scelte della generazione precedente». Secondo il ministro, la nostra società soffre di «miopia», come quella «di privilegiare «l'anzianità rispetto al merito, i vecchi rispetto ai giovani». Franco Giordano, segretario di Rifondazione comunista contesta Veltroni: «Respingiamo la battaglia strumentale che contrappone giovani e anziani. A quei neofiti difensori dei diritti dei giovani diciamo di darci una mano sulle battaglie contro la precarietà e il superamento della legge 30». La polemica ha investito anche i rapporti tra la Cisl e l'Ulivo. La scintilla era partita da Rutelli che nei giorni scorsi si era chiesto come mai i giovani non fossero ancora scesi in piazza sulle pensioni. E così ieri si è svolta una fiaccolata di giovani di area Margherita sotto le sedi sindacali. Indetta dal Roberto Giachetti e Francesco Soro (Sinistra Giovanile e giovani della Margherita non hanno aderito) la marcia non ha avuto grande partecipazione ma ha spinto la Cisl a organizzare in poche ore una contromanifestazione sotto la sede dell'Ulivo durante la riunione del comitato dei 45. Il malumore dei vertici della Cisl si è aggravato dopo l'appello Veltroni, come se il sindacato non si fosse mai occupato dei giovani. Il segretario Bonanni ha mandato a dire a Veltroni che la Cisl «non accetta che vengano scaricate sul sindacato le contraddizioni politiche interne alla maggioranza». A Giachetti e Rutelli ha invece ricordato tutte le volte in cui la Cisl «si é fatta carico dei problemi del popolo italiano, che è fatto di giovani, di adulti e di anziani». Insomma, la Cisl non ci sta «a mettere i giovani contro gli anziani», perché la soluzione non sta nel taglio delle pensioni, ma nella formula «più lavoro, più salari, più pensioni». |