Data: 13/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Rigore e sacrifici a senso unico di Paolo Castellucci *

Gli annunci clamorosi, importanti, devono produrre cambiamenti visibili e in tempi rapidi, altrimenti rischiano di creare ancor più malcontento di quanto già vi sia tra i cittadini rispetto al dibattito, spesso inconcludente, in merito alle riforme e ai costi della politica. In questi mesi si è parlato molto di risanamento finanziario nella sanità. Si è imposto, con una tabella di marcia rigida e vincolante, il taglio della spesa del personale negli ospedali pubblici, il riaccorpamento di strutture, il taglio di servizi. Si è imposta una linea di "rigore" che non ha tenuto conto, e non tiene conto, degli enormi disagi che malati, anziani, lavoratori della sanità pubblica stanno subendo, in questi giorni, a causa di una strategia politica di riorganizzazione e di risanamento che prescinde dalla realtà e si fonda esclusivamente sul contenimento di spesa.
Una strategia che se non verrà modificata determinerà in prospettiva un aumento della spesa sanitaria, contrariamente a quanto si pensa. Ridurre personale e relativi servizi non significa ridurre i bisogni degli assistiti che troveranno altrove le risposte alle loro esigenze, magari in strutture private o fuori regione, determinando costi aggiuntivi più elevati per il sistema sanitario e per le Asl, molto più consistenti dei risparmi che vengono imposti con le "tabelline" ministeriali e assessorili. Ci sono oggi malati di cancro che per la riduzione del servizio di radioterapia di Pescara vengono "dirottati", quotidianamente, verso Ascoli Piceno per poter dare continuità alle terapie. Vengono giustamente rimborsati ma l'entità dei rimborsi supera di gran lunga il risparmio prospettato nelle "tabelline" di risanamento dell'assessore Mazzocca.
Chi si avvantaggia di tutto ciò? Non certo i malati, non certo la sanità pubblica che perde servizi e competitività, non certo i lavoratori che subiscono tagli e peggioramento delle condizioni di lavoro. Non si avvantaggia nemmeno il risanamento finanziario delle Asl che subisce, anzi, in funzione dei costi elevati della "mobilità passiva", un incremento della spesa complessiva, in prospettiva, superiore al risparmio previsto per il contenimento della spesa per il personale.
La verità è che questa strategia di risanamento, senza una flessibilità dei tempi e dei modi di attuazione, che garantiscano una concomitanza tra la riorganizzazione della rete ospedaliera e della territorializzazione dei nuovi servizi, della operatività reale dei distretti, di un processo cioè che migliori e renda più qualificata ed efficiente la sanità pubblica su tutto il territorio, rischia esclusivamente di produrre guasti e disservizi nelle strutture pubbliche, nell'assistenza, nelle condizioni di lavoro.
Di questo però sembrano non accorgersi diversi assessori e consiglieri regionali che se da un lato possono permettersi di spiegarci che il "rigore" è necessario per contenere la spesa, per risanare le casse, che sono indispensabili ticket farmaceutici e addizionali Irpef, che devono tagliarsi, in pochi giorni, e non mesi, posti di lavoro, servizi sanitari, assistenza ai malati, dall'altro ci spiegano che per fare una "banale riforma" che riduca i consiglieri di Amministrazione di Enti, che elimini privilegi e sprechi inammissibili, che dia segnali forti di cambiamento, ci vuole un "lungo confronto democratico", almeno sei mesi, altrimenti verrebbe meno la tenuta della coalizione. Ma andiamo.
Il "rigore" non può essere chiesto ai malati, agli anziani, ai lavoratori precari e non partire innanzitutto da chi deve dare l'esempio. Ma ci vuole credibilità ed autorevolezza per chiedere rigore e sacrifici. E allora, presidente Del Turco, porti avanti rapidamente la sua "riforma eversiva", non si fermi agli annunci clamorosi.

* Segretario Cgil Pescara

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