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All'alba la Squadra mobile bussa a casa di Lotorio, Di Pietro e Chiavaroli. E Canale si difende «Ho solo eseguito degli ordini»
MONTESILVANO. Alle 5 del mattino, il buongiorno della squadra mobile è pesante come le accuse che costano l'arresto a costruttori di primissimo piano, politici in auge nell'era Cantagallo ed ex funzionari comunali. E' «Ciclone» 2, la maxi inchiesta su tangenti e malaffare a Montesilvano. Cioè il sistema architettato per premiare i big del mattone, talmente consolidato da affondare le radici nella giunta del sindaco Renzo Gallerati, nuovo indagato eccellente, sospettato di corruzione. In cella finiscono tre imprenditori: Giuseppe Di Pietro, rappresentante di fatto delle società Cdc e Prisma Costruzioni; Enio Chiavaroli, proprietario della Alet srl; e Vladimiro Lotorio, titolare dell'omonima impresa immobiliare, già capogruppo della Margherita in consiglio. In carcere anche Attilio Vallescura, geometra ed ex assessore ai lavori pubblici con Cantagallo. Arresti domiciliari per l'ex vice sindaco Ds Marco Savini, che dice subito agli investigatori di non avere mai preso soldi. Per l'accusa, avrebbe chiesto mille euro a Lotorio, ricevuto 1500 euro dall'imprenditore della Green Service Bruno Chiulli e favorito l'imprenditrice Simonetta Giansante con un incremento di volumetria. Arresto bis (a casa) anche per l'ex dirigente all'urbanistica Rolando Canale, che alla polizia si limita a dire: «Ho solo eseguito degli ordini, non c'entro niente». Sono accusati tutti di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, ma a vario titolo sono contestati anche la truffa, il falso, la calunnia, la turbativa degli incanti e l'istigazione alla corruzione. Il gip Luca De Ninis, che ha firmato l'ordinanza, ha rilevato il pericolo di inquinamento delle prove. Nel mirino, l'uso distorto degli accordi di programma sulle principali opere della città: su tutte Palazzo Baldoni e Palaroma. I sei arrestati vengono portati in questura. Nessuno è in manette. Alle 9 esce Vallescura, al fianco dell'ispettore Giancarlo Pavone. Direzione: San Donato. Savini, una cartellina verde stretta tra le mani, è scuro come i suoi occhiali da sole. Canale aspetta leggendo in piedi in un ufficio le 174 pagine del provvedimento. Ma il primo ad arrivare in questura, in sella a una Vespa, è Gallerati. Sono le 8,30. La polizia gli ha perquisito casa, ha controllato il suo computer, ma nulla è stato portato via. L'ex sindaco di Montesilvano, ora capogruppo della Margherita in Provincia, scopre di essere indagato per corruzione. E' accusato di avere «promosso l'accordo corruttivo» tra Canale e Chiulli «acconsentendo che l'impresa retribuisse direttamente il pubblico ufficiale delegato alla direzione dei lavori» in viale Europa e via Isonzo. Gallerati, inoltre, non avrebbe impedito che lo stesso Canale e l'altro ex dirigente comunale Vincenzo Cirone prendessero direttamente soldi dalle società Prisma e Cdc di Alessio Carletti (indagato) e Di Pietro per i lavori di ristrutturazione di Palazzo Baldoni. La perquisizione a Gallerati - che segue quella all'imprenditore Michele Blasiotti - è il segnale di quanto abbia camminato a ritroso (i primi incartamenti sono del 1998, i reati contestati a partire dal 2002 fino al 2006) l'indagine diretta dal procuratore Nicola Trifuoggi e dal pm Gennaro Varone con il capo della Mobile Nicola Zupo. Chiavaroli, accusato di avere versato decine di migliaia di euro a Vallescura, è stato già interrogato da gip e pm: «Erano compensi per prestazioni professionali», la sua difesa. |