Data: 14/07/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Nel labirinto del centrosinistra. Non solo Cantagallo. Un sistema: cemento e licenze un tanto al chilo

PESCARA - La mela marcia. O la pecora nera. Coi suoi Rolex d'oro, la leggenda della Ferrari regalata, il villone, la piscina, gli abiti Brioni: lui, il colpevole, Enzo Cantagallo, sindaco già in aria di sospetto. Quando lo arrestano, il centrosinistra si affretta a dire che una cosa è lui un'altra la sua giunta, che se lo aspettavano eccome ma vicesindaco e assessori tutta un'altra storia: loro no, non sapevano nulla ma proprio nulla, mai neppure un dubbio, insomma «abbiamo fatto anche tante cose belle qui a Montesilvano», dicevano i diessini. Lo scaricano tutti Cantagallo, lui e le sue mazzette. Viene più facile così.
Ma non era solo lui. A Montesilvano c'era «un'associazione a delinquere che amministrava la città, un'intera struttura amministrativa deviata dai suoi compiti istituzionali e finalizzata alla mercificazione dei pubblici poteri», scrive il gip De Ninis nell'ordinanza di arresto. Dove il servizio pubblico ha un prezzo, tutto si può fare a condizione di pagare, e di pagare bene. Cantagallo non è la mela marcia, nè la pecora nera. Nè tantomeno un virus perchè adesso non ci crede più nessuno che sia stato lui, il sindaco corrotto, a contagiare tutti. Montesilvano è Montesilvano, cemento e licenze un tanto al chilo, dagli anni Sessanta che è così, dove comandano i costruttori e dove si vince o si perde grazie ai voti dei costruttori. A Montesilvano c'è «un quadro di assoluto allarme sociale» dice ancora il magistrato, dove l'imprenditore per raggiungere i suoi obiettivi ha una strada obbligata, «quella di remunerare un pubblico ufficiale».
Nel ciclone finiscono tutti, vecchi e nuovi sindaci, vecchi e nuovi assessori, persino il vicesindaco diessino dalla faccia pulita Marco Savini. Alla prima raffica di arresti il centrosinistra risponde così: muta la Margherita decapitata del sindaco, con un'assemblea pubblica ma lacerante i Ds. In cui ostinatamente tenta di difendere il piccolo interesse di bottega, il proprio minuscolo orto. La voce di Stefania Pezzopane, in quella famosa assemblea, rimane isolata: «Ma quali cose belle, se le regole non si rispettano o si consegnano a chi sa oliare meglio i meccanismi, non ci si può sottrarre alle responsabilità», la colpa non può essere solo di Cantagallo, «gli schizzi di questo fango coinvolgono tutta la classe amministrativa», nessuno escluso. Parlava di responsabilità morale la presidente della Provincia dell'Aquila, anche se il centrosinistra continuava ostinatamente a negare pure quella, quasi fosse posssibile che un assessore o un vicesindaco potessero ignorare le mazzette del capo. Ma in effetti, oggi si sa, era molto di più. L'operazione Ciclone ha portato alla luce un sistema di corruzione esteso, dai Ds alla Margherita ai costruttori di area diellina, un colpo al cuore del partito democratico: con la bocciatura di giugno, gli elettori hanno già dimostrato di stare un passo avanti rispetto al centrosinistra che ha tentato invece fino all'ultimo di negare l'evidenza, e per non rinunciare alle leve del comando e alla scelta dei candidati da gettare nella mischia del collaudatissimo sistema montesilvanese, ha rinunciato ad allearsi con chi aveva sempre chiesto maggior rigore, come Rifondazione e Italia dei valori. Illudendosi che tutto fosse finito con Cantagallo. «Quanto sta accadendo a Montesilvano dimostra la sacrosanta fondatezza della posizione assunta da Rifondazione- dice il capogruppo Cristian Odoardi - Inoltre conferma quanto abbiamo sostenuto per anni sull'intreccio affari-politica nella nostra città». Laconico il commento della segretaria Ds Stefania Misticoni: «Nell'esprimere piena ed assoluta fiducia nella magistratura, siamo certi che il nostro ex vice sindaco Marco Savini saprà chiarire e dimostrare la sua estraneità alle accuse e l'assoluta linearità di condotta di amministratore». La fiducia alla magistratura non la nega nessuno, neppure i partiti coinvolti nel ciclone. Il problema, semmai, è la fiducia in quei partiti.



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