|
Del Turco: ottiene chi si comporta bene. Mazzocca: non chiuderemo nessun ospedale
PESCARA. Fuori cantano le cicale, ma nelle stanze della Regione si ragiona da formiche. Così si brinda all'assegno di 297 milioni che il governo ha staccato dopo il primo via libera al piano di risanamento della sanità, ma le tasse restano tutte. E anche i ticket sulle medicine. E così sarà, almeno per le tasse, fino al raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2010, ha precisato l'assessore Giovanni D'Amico (sui ticket dei farmaci si sta ragionando a livello nazionale). D'altra parte, spiega il presidente della regione Ottaviano Del Turco, in conferenza stampa a Pescara, solo «chi si comporta bene può ottenere risultati significativi». E certamente non si comportò bene la precedente giunta, «quando nel 2001 fece finta di firmare un accordo che il giorno dopo disse di non volere più, rinunciando a 524 milioni pur di continuare ad amministrare con disinvoltura, cambiando un assessore alla sanità ogni 12 mesi». Fa bene invece l'assessore Bernardo Mazzocca, «che è riuscito a ricucire un rapporto lacerato con Roma». Un lavoro difficile, dice Del Turco, «perché conflittuale, con scontri molto forti con l'apparato del governo. Ma abbiamo fatto tutto con molta dignità, grazie anche al presidente Franco Marini e alla sua autorevolezza, il quale in tutte le sedi non ha mancato di far valere le ragioni dell'Abruzzo, al pari dei senatori e deputati che hanno vere radici abruzzesi e che quotidianamente svolgono il lavoro di affermazione delle ragioni dell'Abruzzo». Se dunque il piano di risanamento ha passato il primo tagliando (ne sono previsti altri trimestralmente fino al 2010), resta tutta intera la necessità di fare sacrifici, perché i 297 milioni in arrivo e gli altri 700 che devono arrivare sono tutti già impegnati su debiti pregressi, e l'assessore Mazzocca (e il direttore dell'Agenzia sanitaria regionale Francesco Di Stanislao) deve ulteriormente tagliare, limare, razionalizzare per frenare una macchina che produce mediamente 200 milioni di rosso ogni anno su un budget di 2 miliardi 80 milioni circa, e su un bilancio regionale complessivo di 2 miliardi e mezzo. Ma Mazzocca riordinerà la sanità «senza chiudere nessun ospedale», ribadisce Del Turco, a dispetto «delle fiaccolate organizzate da gente che si occupa solo di incrementare il proprio consenso elettorale». L'Abruzzo, spiega l'assessore alla Sanità, si trova «di fronte a un recupero a tappe forzate che segna una nuova stagione per la sanità regionale. In due anni siamo stati in grado di presentare un piano di rientro dai debiti credibile, e la prima verifica ha accertato che funziona. Ora ci apprestiamo», ha aggiunto, «ad approvare in Consiglio regionale, il 24, la prima legge sull'accreditamento. Abbiamo intanto dato una prima stesura al piano sanitario, scaduto nel 2001, sul quale abbiamo aperto una concertazione generale e che contiamo di portare all'adozione della Giunta regionale a breve». L'inversione di tendenza nel settore sanitario rappresenta «un punto di svolta» anche per i conti della regione, precisa D'Amico, secondo il quale con il piano di rientro dal deficit sanitario si realizza «una riforma di struttura, perché per la prima volta la sanità entra nelle dinamiche del bilancio». IOVITO (CGIL) «Ora parliamo di personale» PESCARA. «Siamo felici che il governo abbia staccato il primo assegno. Siamo anche d'accordo sugli obiettivi di risparmio del piano sanitario, anzi la lotta agli sprechi è anche il nostro obiettivo, ma sul personale bisogna ancora discutere e l'intesa raggiunta ieri con il ministro Livia Turco va dalla nostra parte». Il segretario regionale della Cgil funzione pubblica Antonio Iovito commenta così il primo via libera del governo al piano della sanità abruzzese e l'accordo raggiunto lo stesso giorno dai sindacati con il ministero che ha scongiurato lo sciopero nazionale del 20 luglio. «L'intesa», spiega Iovito, «afferma l'intangibilità dei fondi contrattuali, mentre il piano di risanamanto prevede che vengano tagliati i fondi per la contrattazione decentrata. Ma se tagliamo questi fondi e iniziamo un'operazione di mobilità senza nessun argomento economico per incentivarla come si fa?». L'accordo con la Turco, spiega Iovito, «prevede che si riavvii la concertazione regionale per individuare voci di spesa alternative a quella del personale. Dunque c'è l'impegno alla stabilizzazione del precariato anche per le Regioni con i piani di rientro, e quindi la possibilità di prorogare, anche se si tratta di un impegno non scritto, i contratti che servono a garantire i livelli di assistenza». |