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Sircana smentisce le voci di un rinvio a settembre: la partita va chiusa adesso Ancora controversi i lavori da escludere ROMA. Il presidente del Consiglio Romano Prodi ha in tasca una proposta per far quadrare i conti e superare lo «scalone» che imporrebbe nel 2008 l'innalzamento dell'età pensionabile a 60 anni dai 57 attuali per volontà della legge Maroni, voluta dal vecchio governo. Dal primo gennaio si dovrebbe invece andare in pensione a 58 anni (uno in più) con 35 anni di contributi, dal primo gennaio 2010 l'età anagrafica più gli anni di contributi dovrebbero dare come somma 96. Cioè si potrà andare in pensione a 60 anni con 36 anni di contributi oppure a 58 anni di età e 38 anni di contributi o ancora a 59 anni di età e 37 di contributi. Questa dovrebbe essere la proposta che il presidente del Consiglio Romano Prodi vuole fare ai sindacati oggi pomeriggio e far passare al consiglio dei ministri domani mattina. I sindacati spingono per uno sconto di «quota» a 95, perchè 96 apparirebbe ancora troppo alta. Ma il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa rilancia l'ipotesi di alzare l'età anagrafica ogni 18 o 24 mesi fino ad arrivare ai sessanta anni, la soglia prevista dalla legge Maroni. E' girata anche voce, in assenza del premier che era a Bratislava, che oggi si firmi solo un «memorandum», qualcosa di meno impegnativo di un'intesa, in modo che il governo abbia mano libera con i propri alleati. E' stato però lo stesso portavoce Silvio Sircana ad insistere che la partita pensioni va chiusa «nei tempi previsti». Ed il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta conferma che «sarebbe profondamente sbagliato andare a settembre». «Bisogna chiudere la trattativa subito», ha aggiunto, «attraverso la gradualità». Del resto, poco prima lo stesso Prodi era caduto dalle nuvole sostenendo di non aver mai sentito parlare di «memorandum», voce che girava solo a Roma. Evidentemente la rassicurazione che in mattinata aveva dato lo stesso Prodi non aveva sortito l'effetto di tranquillizzare la parte della maggioranza preoccupata del bilancio dello Stato. L'intervento sulle pensioni, aveva detto Prodi, «terrà conto degli equilibri di lungo periodo del bilancio italiano». Nel pomeriggio però il responsabile del lavoro di Rifondazione Maurizio Zipponi annunciava «che l'accordo nella maggioranza era ancora lontano», lasciando intendere che non erano del tutto venute meno le resistenze di una parte della maggioranza. E subito dopo Silvio Berlusconi dall'opposizione si diceva contrario a qualsiasi «sconto» sull'età pensionabile sancita a 60 anni dallo scalone. Uno dei punti di maggiore attrito è l'elenco degli «esclusi» dai mini-scalini definiti da Prodi. Il decreto Salvi del 1999 sancisce che i lavori «usuranti» li fanno i turnisti, gli addetti alle catene di montaggio, e coloro che svolgono lavori «vincolanti» (cioè sempre gli stessi movimenti). I sindacati, o parte dei sindacati, come ad esempio la Uil, vorrebbero estendere l'esenzione anche a parte del corpo docente (i maestri e gli insegnanti delle scuole medie). Rifondazione ricorda anche che coloro che hanno raggiunto i 40 anni di contributi devono poter andare in pensione comunque. La preoccupazione non è peregrina. Perchè dall'anno prossimo le «uscite» per la pensione saranno ridotte da quattro a due, a gennaio e a luglio. Questo comporterà che ci saranno persone che lavoreranno altri nove mesi dopo aver conseguito i requisiti per la pensione. Ecco perchè chi ha raggiunto i 40 anni di contributi potrebbe andare in pensione con le quattro uscite (gennaio, aprile, luglio e ottobre) tuttora in vigore. |