Data: 19/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, Bruxelles dice no al salvataggio con fondi pubblici. Aiuti di Stato, altolà dell'Unione europea. Napolitano: nessuno strappo con l'Ue

BRUXELLES. Sulle procedure per la privatizzazione dell'Alitalia Bruxelles non può e non vuole pronunciarsi, ma una cosa è certa: la compagnia non potrà essere salvata ancora una volta con nuove iniezioni di fondi pubblici. Dopo il fallimento dell'asta lanciata per cedere ai privati il controllo di Alitalia, giunge puntuale l'altolà dell'Unione europea.
L'ipotesi di un intervento dell'azionista pubblico, da effettuarsi tramite ricapitalizzazione al fine di dare nuovo ossigeno alla società, non è praticabile. E il presidente Napolitano interviene affermando che «l'esperienza di tanti anni come membri della Cee prima e dell'Ue poi ci dice che non possiamo pensare di fare strappi con l'Ue».
E' stato Michele Cercone, portavoce del commissario Ue ai trasporti Jacques Barrot, a spiegare il perché delno di Bruxelles. «Già nel 2004 la Commissione europea ha autorizzato aiuti per il salvataggio della compagnia in base al principio "one time-last time" (una volta, ultima volta) e questo impedisce che ne vengano autorizzati altri». L'ultimo confronto Roma-Bruxelles su Alitalia risale al biennio 2004-2005. E il via libera della Commissione europea, dopo un lungo e tormentato scambio di carteggi, arrivò solo dopo aver ottenuto dallo Stato italiano l'impegno - accompagnato da precise garanzie - che si sarebbe comportato come un investitore operante in una economia di mercato. Rileggendo le dichiarazioni di allora di Barrot - era il 7 giugno 2005 - si constata che in effetti all'epoca la Commissione europea giunse alla conclusione che le operazioni di ricapitalizzazione di Alitalia per un totale di 1,2 miliardi di euro non contenessero alcun aiuto di Stato. Di veri e propri aiuti di Stato nel 1997, in occasione dell'approvazione, sempre a Bruxelles, di un altro piano di salvataggio e rilancio dell'Alitalia. All'epoca il commissario Ue ai trasporti era l'inglese Neil Kinnock e anche in quel caso vennero fissate precise condizioni: il monitoraggio costante dell'applicazione del piano, l'obbligo a dismettere la compagnia ungherese Malev e il divieto di acquisire nuove partecipazioni in vettori aerei fino al 2000. Ma soprattutto l'avvertimento che quello sarebbe stato l'ultimo via libera a una iniezione di denaro pubblico che rappresentava inequivocabilmente un aiuto di Stato.

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