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Chi riteneva che la partita della filovia da realizzare sulla cosiddetta strada parco fosse definitivamente chiusa, si sbagliava. Un nuovo capitolo si apre in questa vicenda condita da tante ambiguità e riserve mentali, soprattutto dalla mancanza di chiarezza e di coraggio da parte delle pubbliche amministrazioni coinvolte e di chi le rappresenta. Nessuno se l'è sentita a suo tempo di assumersi la responsabilità di dire no a un impianto del costo di 31 milioni di euro, ritenuto da alcuni impattante, per cui si è arrivati all'appalto e all'assegnazione dei lavori alla ditta vincitrice, la Balfour Beatty. Ora che si è pervenuti al progetto esecutivo, ecco la decisione, presa nel corso di un incontro alla Regione, di modificare, se possibile, il progetto: invece dei grandi filobus, mezzi più piccoli e, in ogni caso, non inquinanti. D'accordo i sindaci di Pescara e Montesilvano, D'Alfonso e Cordoma, d'accordo il presidente della giunta regionale Del Turco e il presidente dell'ente appaltante, la Gtm (Gestione trasporti metropolitani), Donato renzetti. Ma si tratta davvero di una soluzione praticabile o dell'ennesimo tentaivo di rinviare la soluzione a tempo indeterminato anche perchè a Pescara, nella prossima primavera si terranno le elezioni amministrative e qualcuno vuolte tenersi buoni quei cittadini che chiedono di lasciare la strada parco a esclusivo uso di pedoni e ciclisti? Di fronte al nuovo stop c'è il rischio concreto che sull'appalto si rovesci una valanga di ricorsi con il risultato di perdere definitivamente il finanziamento ministeriale . Anche ammettendo che la Balfour Beatty accetti la modifica del sistema di trasporto con l'utilizzzo di mezzi più piccoli e non alimentati da elettrciità (quindi niente fili né paline), come si comporteranno le altre ditte concorrenti che hanno partecipato alla gara? E fin troppo facile argomerntare che se passasse questa linea le altre imprese potrebbero obiettare che sono mutate le condizioni iniziali poste dal bando e quindi si sarebbe determinata a posteriori una palese disparità. Di questi rischi sono ben consapevoli le organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl e Uil) che in una nota manifestano il loro disappunto per non essere state consultate: «Non tollereremo in alcun modo che si arrivi alla perdita del finanziamento pubblico ovvero che ci siano ricadute sulla collettività e sul bilancio regionale a seguito delle penali previste in caso di mancato affidamento dei lavori nei termini fissati dal capitolato». |