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ROMA. L'accordo sulla riforma delle pensioni costerà dieci miliardi in più rispetto a quanto previsto dalla riforma Maroni nei prossimi dieci anni ma renderà più flessibile il percorso verso la pensione di anzianità. La copertura finanziaria dovrebbe essere trovata nell'aumento delle aliquote contributive dei parasubordinati, nella riorganizzazione degli enti previdenziali e nella sospensione per un anno dell'indicizzazione delle pensioni «d'oro», quelle superiori a 8 volte il minimo (3.489 euro al mese). Ecco in sintesi cosa prevede la riforma. 58 ANNI DAL 2008. Da gennaio i lavoratori dipendenti potranno andare in pensione a 58 anni con 35 di contributi Resta ferma la riduzione da quattro a due finestre per l'uscita dal lavoro prevista dalla legge Maroni (gennaio e luglio) e la necessità di aver maturato i requisiti da almeno sei mesi al momento della finestra. In pratica se si compiono nell'anno 2008 58 anni a febbraio e 35 anni di contributi ad agosto, il lavoratore dovrà aspettare la finestra di luglio dell'anno dopo. LE QUOTE. Dal luglio 2009 i lavoratori dipendenti potranno andare in pensione con una somma tra età anagrafica e anni di contributi pari a 95 ma con almeno 59 anni di età. Dal primo gennaio 2011 la quota passa a 96 (con almeno 60 anni di età) mentre dal primo gennaio 2013 la quota diventa 97 (con almeno 61 anni). In pratica nel 2013 un lavoratore dipendente nato a maggio 1952 e che abbia maturato 35 anni di contributi a giugno potrà andare in pensione con la finestra del gennaio 2014. Prima dell'avvio di quota 97 comunque andrà fatta una verifica sui risparmi: se fossero significativi la quota 97 potrebbe essere esclusa. AUTONOMI. L'età necessaria alla pensione di anzianità è per i lavoratori autonomi sempre un anno superiore a quella dei dipendenti. Quindi nel 2008 si va in pensione con 59 anni e 35 di contributi e la quota 96 con 60 anni scatta dal luglio 2009. La quota 97 con almeno 62 anni di età scatta da gennaio 2011 e la quota 98 con almeno 62 anni dal 2013. LAVORI USURANTI. Saranno esclusi dall'aumento dell'età i lavoratori impegnati nelle attività usuranti previste dalle norme del 1999 (come quelli che lavorano nelle miniere e nelle cave) ma anche quelli impegnati su tre turni e quelli con attività vincolate (come la catena di montaggio) e quelli addetti a produzione di serie. Il governo calcola che si tratti di 1,4 milioni di lavoratori, pari a circa 5.000 uscite l'anno. 40 ANNI DI CONTRIBUTI. Si uscirà con quattro finestre se si recupereranno risparmi da finestre vecchiaia: chi ha maturato 40 anni di contributi non subirà la riduzione da quattro a due finestre, prevista dalla legge Maroni, ma potrà continuare a uscire dal lavoro a qualsiasi età con quattro finestre l'anno (gennaio, aprile, luglio e ottobre) se si riusciranno a recuperare i 3,7 miliardi di costi previsti per questa misura (quattro miliardi potrebbero arrivare dalla definizione delle finestre anche per il pensionamento di vecchiaia, una cifra che servirebbe anche a prevedere 5.000 mobilità l'anno). DONNE. L'età di pensionamento di vecchiaia delle donne resta a 60 anni, ma potrebbe essere prevista l'introduzione di finestre per l'uscita verso la vecchiaia (che significherebbe un ritardo nell'uscita dal lavoro). NUOVI COEFFICIENTI. Si partirà dai coefficienti così come modificati dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale (e ancora non applicati): revisione al ribasso del 6-8 per cento. Questa cifra sarà discussa da una Commissione e potrà essere modificata prendendo una decisione entro il 2008. Comunque l'applicazione dei nuovi coefficienti partirà nel 2010. Da quel punto in poi sarà triennale e automatica. IL COSTO. Il costo previsto della riforma è di 10 miliardi in 10 anni (7,1 per la revisione dello scalone e 2,9 per il fondo lavori usuranti). Le fonti di copertura saranno trovate nella riorganizzazione degli enti di previdenza (3,5 miliardi in 10 anni), nell'aumento delle aliquote dei parasubordinati (3,6 miliardi), nell'aumento delle aliquote dei parasubordinati non esclusivi, nella sospensione per un anno dell'indicizzazione per le pensioni superiori a 8 volte il minimo (1,4 miliardi) e nell'armonizzazione dei fondi speciali. |