|
ROMA. Accordo sulle pensioni, leggi alla voce «Giovani». «L'avevo già detto nell'autunno scorso e adesso per fortuna lo riconoscono tutti o quasi - dice Guglielmo Epifani, numero uno della Cgil - quello delle pensioni è soprattutto un problema dei giovani». Giovani, ovvero chi nel 2035-2040 andrà in pensione soprattutto grazie a lavori precari, differenti fra loro. «Questa è la risposta a chi diceva che non pensavamo ai giovani, che i sindacati stavano costruendo un conflitto generazionale», dice duro, ma soddisfatto Domenico Proietti, segretario confederale Uil con delega alla previdenza, uno di quelli che la trattativa l'ha vissuta secondo per secondo. L'accordo, già. Alla voce «Giovani» trovi una commissione mista governo-sindacati che dovrà dare risposte sui coefficienti di trasformazione e sul come arrivare a una pensione che alla fine non sia inferiore (al netto delle tasse) al 60% della retribuzione. La risposta deve arrivare entro il 31 dicembre 2008. Sorge una domanda: Una commissione? Non è un po' poco? «Meno male che l'abbiamo ottenuta - dice Morena Piccinini, la voce Cgil in campo pensioni - ci siamo battuti con i denti per averla. Da qui verrà il grosso della politica previdenziale per i giovani, quello che permetterà di passare dal 40% della stipendio che si otterrebbe ora al 60%. Serve un mix di solidarietà e garanzia». I coefficienti di trasformazione, quelli che l'accordo prevede si aggiornino nel 2010 e poi ogni tre anni, sono una parte del pacchetto. «Intanto la commissione lavorerà su criteri di aggiornamento più mirati, pensando agli usuranti, per esempio, o anche alle previsioni sul Pil», dice Proietti. «Poi la commissione dovrà tener conto delle politiche attive sul mercato del lavoro che fanno parte del pacchetto approvato nelle settimane scorse, politiche già inserite in provvedimenti di legge come l'ultimo decreto - aggiunge Morena Piccinini - penso al riscatto della laurea a costi più bassi di prima, penso alla totalizzazione dei contributi, ovvero alla possibilità di usare tutti i soldi versati, anche a casse diverse, per il monte pensione finale». La norma sulla totalizzazione prevede la possibilità di usufruirne con contributi a una cassa per almeno 3 anni (prima erano 6) per chi va in pensione con il sistema misto, e per tutti i contributi (anche solo di un mese) per ha il sistema contributivo. «Tutte queste misure, unite anche ai contributi figurativi per i periodi di disoccupazione, faranno sì che alla fine le persone abbiano un montante individuale che permetta di avere una pensione che non sia inferiore al 60% dello stipendio. Perché il 40 - dice ancora Proietti - significa stare sotto la soglia di povertà». |