Data: 22/07/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Pescara, anno d'oro ma non per l'occupazione. Crescono i redditi delle famiglie, aumentano gli spazi verdi e le imprese

PESCARA. In un anno sono nate nuove imprese. E' cresciuto il reddito pro capite delle famiglie. E' aumentato il verde a disposizione dei cittadini. Pescara sembra andare a gonfie vele, ma non l'occupazione. I posti di lavoro sono cresciuti solo nel settore turistico-alberghiero.
E' questo, in sintesi, il quadro che emerge nel rapporto sul capoluogo adriatico - realizzato in collaborazione con il Censis - che il sindaco, Luciano D'Alfonso, presenterà stasera all'ex Aurum, in chiusura dei 4 giorni di festeggiamenti per l'inaugurazione dell'edificio riqualificato, alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta. Si tratta dell'ultimo rapporto dell'amministrazione comunale prima della scadenza del mandato ed è quindi una sorta di resoconto su ciò che è stato fatto e sugli obiettivi ancora da raggiungere. D'Alfonso illustrerà il documento, che verrà poi commentato dagli ospiti. Oltre a Letta, sono stati invitati l'economista, Pino Mauro e il magistrato della Corte dei conti, Franco Massi.
I dati contenuti nel rapporto, che Il Centro è in grado di anticipare, dimostrano che Pescara sta cambiando. Perde l'immagine di città di provincia del Sud e assume sempre di più le sembianze di una piccola metropoli. Con alcuni aspetti positivi, come la crescita della ricchezza e il miglioramento dei servizi offerti, e altri negativi, come i problemi del traffico e dello smog. Ma l'ambizione di Pescara, avverte il rapporto, è quella di diventare lo snodo di collegamento verso l'Est e verso il Medio Oriente. Vediamo cosa contengono le 120 pagine del documento.
CRESCE LA RICCHEZZA. Nel 2000 Pescara aveva un Prodotto interno lordo (Pil) - cioè il misuratore della ricchezza prodotta dalle attività economiche e dai cittadini - di 2 miliardi 437 milioni di euro. Nel 2006, a sei anni di distanza, il Pil ha toccato quota 2 miliardi 968 milioni, con un incremento del 3,7 per cento. Questo dato è in controtendenza rispetto a quello dell'Abruzzo che è a crescita sottozero: meno 1,8 per cento.
REDDITI PIU' ALTI. Il reddito pro capite è un altro indicatore significativo per verificare le condizioni economiche e sociali dei pescaresi. Analizzando le cifre per scaglioni, si scopre che i cittadini del capoluogo adriatico hanno in media i redditi più elevati delle altre città abruzzesi. Il 20,9 per cento delle famiglie pescaresi si trova nella fascia reddituale tra i 15.000 e i 20.000 euro all'anno. A Montesilvano, Sulmona, Avezzano, Giulianova e Roseto, invece, il reddito medio si colloca tra i 7.500 e 10.000 euro. Si scopre poi che a Pescara ci sono 769 famiglie con redditi oltre i 100.000 euro, contro le 184 di Chieti, le 242 di Teramo e le 275 di L'Aquila.
OCCUPAZIONE STABILE. «L'andamento congiunturale del mercato del lavoro» si legge nel rapporto «è tendenzialmente stabile». Le cose, però, vanno bene solo per il turismo. In questo settore, sono stati assunti a tempo inderminato 62 lavoratori nel primo trimestre di quest'anno, contro i 44 dello stesso periodo dell'anno scorso. Resta stabile il pubblico impiego, mentre subiscono una lieve flessione le assunzioni nell'industria, nel commercio, nei trasporti, negli studi professionali, nell'agricoltura.
IMMIGRATI IN AUMENTO. Pescara è sempre più una città multietnica. L'anno scorso sono stati registrati 3.565 nuovi cittadini stranieri residenti, contro i 3.316 del 2005. Gli albanesi guidano la classifica con 515 nuovi immigrati.
Seguono nella graduatoria dei flussi migratori, gli ucraini (467), i cinesi (367), i rumeni (320) e i senegalesi (287). «Ma la città vanta» evidenzia il rapporto «una presenza demografica di stranieri che è circa il doppio di quella residente, se si considera il numero di afflussi giornalieri di studenti e operatori nel settore economico».
CASE SEMPRE PIU' CARE. L'economia tira e la conferma arriva anche dal mercato immobiliare. Bisogna ricordare che Pescara è la città del mattone. Nel corso del 2006, questo settore «ha mostrato ancora una volta un andamento crescente dei valori dei prezzi di vendita e dei canoni di locazione». In particolare, gli affitti sono aumentati del 14,3 per cento, mentre i prezzi di vendita delle case sono saliti del 4 per cento, per le abitazioni nuove e del 5 per cento, per quelle seminuove.
PIU' VERDE IN CITTA'. Migliora sotto questo punto di vista la qualità della vita dei cittadini. In quattro anni, Pescara ha decuplicato le aree verdi. La disponibilità di parchi e giardini è aumentata, dal 2003 a oggi, di 4,5 metri quadrati per abitante, dice il rapporto. Negli ultimi tre anni, il Comune ha inaugurato 21 parchi e ogni cittadino ha ora 13,84 metri quadrati di verde a disposizione, contro gli 8,6 del 2002. Questo, grazie anche alla variante del piano regolatore, che ha bloccato la cementificazione di ampie zone della città.
PER LE OPERE 30 MILIONI. Gli investimenti pubblici e privati hanno contribuito a rimettere in moto l'economia. «Le 48 opere finanziate nel corso del 2006» è scritto nel documento «di cui 23 già aggiudicate o affidate, danno debito conto della particolare unitarietà delle strategie di intervento sulla città». Nel rapporto, ci sono ben 16 pagine di opere già realizzate e ancora da fare. L'anno scorso, il Comune ha investito circa 30 milioni di euro in lavori.
PESCARA PORTA DELL'EST. Pescara ha una posizione geografica strategica, ma non basta per diventare asse di collegamento con l'Europa dell'Est attraverso il mare e i voli aerei. «La città da sola non ha lo spazio, non ha i numeri, non ha le infrastrutture per essere competitiva» sottolinea il rapporto «può esserlo, invece, abbandonando ogni logica campanilistica, sviluppando la complementarietà e l'integrazione tra il porto commerciale di Ortona, il porto passeggeri e l'aeroporto di Pescara, le aree per la logistica di Chieti Scalo e l'interporto di Manoppello».
EMERGENZA TRAFFICO. Tra i problemi da risolvere, ci sono anche quelli di una rete stradale e di un sistema di trasporto pubblico insufficienti. «La forte domanda di spostamenti all'interno del bacino metropolitano» si legge ancora «si scontra con un'inefficienza complessiva del sistema della mobilità che ha ricadute negative sui tempi di collegamento, sproporzionati alle distanze reali e sulla qualità dell'aria». Il rapporto suggerisce di utilizzare «in chiave di servizio metropolitano» la linea ferroviaria adriatica e quella per Roma. «La realizzazione di un sistema di mobilità fondato sul trasporto pubblico su ferro» conclude il documento «costituisce la carta vincente per abbattere i tempi di percorrenza e far fronte ai problemi dell'inquinamento acustico e dell'aria».

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