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Ennesima settimana calda sul fronte Alitalia. L'attesa è per le mosse del Tesoro e per il ministro Tommaso Padoa-Schioppa che verrà ascoltato in audizione dalle commissioni Trasporti di Camera e Senato giovedì 26, alla vigilia della nuova riunione del cda chiamato ad esaminare un piano industriale ormai improrogabile visto il fallimento della gara certificato da via XX Settembre la scorsa settimana. Intanto i sindacati, in questo momento non convocati e fuori della partita, aspettano di vedere cosa accadrà, avvertendo che questa è ormai l'ora delle scelte, altrimenti per la compagnia aerea, avvertono, "é finita davvero". Il primo rebus da sciogliere è quello sulle intenzioni del Tesoro. Al momento, secondo quanto riferito, sembra esclusa la pista della semplice trattativa privata per una vendita tout court, che, avvertono alcune fonti, "rischierebbe di non passare l'esame della Corte dei Conti". Le alternative possibili, dunque, sembrano due: nuovo bando di gara leggero, con pochi vincoli, finalizzato a una ricapitalizzazione da parte di un investitore che azzeri o riduca la quota del Tesoro, oppure ricorso alla legge Marzano per le aziende in crisi. Nel caso venisse scelta la prima ipotesi, che al momento sembra la più probabile vista anche la difficoltà di stabilire se Alitalia possa davvero ricorrere ai benefici della Marzano per cui sono previsti rigidi criteri, il bando di gara potrebbe arrivare già in settimana, prima del cda del 27. Alla nuova gara potrebbero a quel punto partecipare di nuovo tutti gli interessati, che in questi giorni sarebbero intenti a rafforzare le proprie posizioni. In attesa che il Tesoro giochi le proprie carte, i sindacati stanno alla finestra, restii a mettere paletti in questa fase delicata, ma anche pronti a dire la loro sul piano industriale. Secondo il segretario nazionale della Fit-Cisl, Claudio Genovesi, il piano deve puntare su Fiumicino e non su Malpensa, "che da quando è stata prescelta ha fatto perdere 250-300 milioni l'anno alla compagnia aerea", e sui collegamenti point-to-point, per arrivare all'ingresso in una grande alleanza. L'esponente sindacale non si sbilancia sulle ipotesi di queste ore, limitandosi a osservare che "questa gara, invece di dare chiarezza, ha generato incertezza", ma apre uno spiraglio sulla questione occupazionale, approvando l'uso "di ammortizzatori sociali come la mobilità per chi è vicino alla pensione e la cassa integrazione, a patto che si punti sul risanamento e quindi si assicuri il rientro del personale". Non entra nei dettagli il segretario nazionale della Uilt, Marco Veneziani, secondo cui all'Alitalia "serve un piano di salvataggio vero, servono soldi e un piano industriale con i quattrini dietro, altrimenti è finita". A giudizio di Veneziani, dunque, il governo deve "parlare chiaro" e convocare "i sindacati". Quanto al mantenimento dei livelli occupazionali, il sindacalista dice che "prima di tutto serve il piano: è questo che dà i livelli occupazionali", poi, "se ci sono degli esuberi, il governo deve farsene carico". "Prima di fare altri pasticci la presidenza del Consiglio farebbe bene a convocare i sindacati", conferma il segretario nazionale della Filt-Cgil, Mauro Rossi, secondo cui il problema di Alitalia "é che non ha un progetto industriale, né un management all'altezza ed è usata dalla politica con la p minuscola". Quanto all'ipotesi ricapitalizzazione, Rossi osserva che "chi mette i soldi nell'operazione deve metterli in Alitalia, e non nelle casse del Tesoro". Quello che serve, allora, è "un progetto industriale solido che preveda tre punti essenziali: acquisto di aeromobili a lungo raggio, razionalizzazione del prodotto a medio raggio e inserimento dell'azienda in un'alleanza mondiale". |